“Nevermind” infiamma il cinema italiano d’estate

- Roma

In uscita il 1 agosto il film ad episodi di Eros Puglielli con situazioni paradossali dettate da ossessioni o colpi di testa ma con l’intento solo di giocare. Da vedere.

Una realtà folle e surreale è descritta in “Nevermind”, il film di cui Eros Puglielli è regista, sceneggiatore (con Giulia Gianni e Antonio Muoio) ed autore delle musiche (assieme a Alessandro Sratini), ed in più insegnante sul campo di effetti speciali. Come è stato scritto e girato velocemente (solo una storia ha avuto una gestazione diversa), così per contrappasso ha impiegato tanto ad arrivare in sala questo film che esce il 1 agosto infiammando l’estate del cinema italiano.

Proiettato ad Alice nella città e vincitore del Fantafestival, “Nevermind” è stato presentato già in rassegne all’estero, ad esempio a Shanghai ed in India, e col suo titolo dal suono internazionale potrebbe, com’è nei desideri del regista, essere spendibile nei cinema di tutto il mondo. “Nevermind” non ha nulla a che vedere con l’album dei Nirvana. Il film avrebbe dovuto chiamarsi “Può succedere” ma richiamava troppo la serie “Tutto può succedere”, così il produttore Daniele Tomassetti della Déjà Vu Production, che produce il film con Minerva Pictures e Monkey King Pictures, imbattendosi in un muro con la scritta “Nevermind” ha pensato fosse il titolo giusto. Il sottotitolo è esplicativo: “Strano, ma vero”.

In 115 minuti si raccontano caratteri molto particolari: un avvocato (Alberto Molinari) che ama ravanare nei pantaloni; una coppia (Paolo Romano e Federica Di Martino) a caccia della babysitter perfetta (Giulia Michelini); un vecchio amico d’infanzia dal torbido senso della famiglia (Gualtiero Burzi, che vedremo presto in due fiction Rai); un cuoco con un’ossessione che non gli dà tregua (Andrea Sartoretti, ora sul set di Gianluca Maria Tavarelli); ed uno psicologo perseguitato da un carro attrezzi giallo (Paolo Sassanelli). Alcuni di loro sono vittime, altri carnefici di situazioni paradossali, eppure possibili.

In questa mirabolante passerella di casi clinici (e psichiatri succubi), in conferenza stampa al Cinema Adriano di Roma il cineasta Eros Puglielli afferma che lui con la psicoanalisi ha un rapporto sano, ma vero è che “uno psichiatra può finire sotto un carro attrezzi, impazzire e non saperlo. Si mostra una realtà non consolatoria, un mondo in cui non si controlla nulla. Si scherza e basta, però, lasciando allo spettatore una visione non interpretabile della realtà”. Il tono, quindi, è quello della commedia, ma si è di fronte ad una comicità scomoda e corrosiva, quasi sempre politicamente scorretta. Le storie prendono spunto da situazioni reali ma estremizzate, come ad esempio la figura dell’avvocato che Puglielli l’ha fatta interpretare proprio a Molinari che gli ha ispirato il racconto un giorno che su un altro set lo ha visto alle prese con i microfoni nei pantaloni.

Per rendere in immagini questo racconto paradossale c’è un largo uso di effetti speciali, ma “senza i mezzi americani, Puglielli è dunque geniale nel riuscirci”, come osserva Sassanelli. Il film è a episodi con tanto di prologo ed epilogo, ereditando questa struttura da “Il fantasma della libertà” di Luis Buñuel con un personaggio secondario di un racconto che diventa protagonista di un altro. Se un prodotto girato in sole due settimane riesce così bene nonostante la materia surreale, merito è del regista e dei suoi effetti speciali, ma anche del cast che lo ha saputo rendere credibile con espressioni, movimenti del corpo e voci spiazzanti ed inquietanti. Oltre gli attori già citati, nel cast ci sono anche Lucia Gravante, Renato Scarpa, Pia Engleberth, Gianluca Gobbi, Aurore Erguy, Luis Molteni, Daniele Natali, Claudia Coli, Dagmar Lassander, Gianna Giachetti e Antonio Merone.

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