Lo spettacolo ritornerà in scena all’Argentina nel gennaio 2020 per la nuova Stagione del Teatro di Roma, proseguendo poi il suo viaggio nei maggiori teatri nazionali (Milano, Torino, Napoli e altri ancora).

Plauso a Massimo Popolizio e al suo “Un nemico del popolo”. Si è chiuso con grande successo il ciclo di repliche al Teatro Argentina di Roma: oltre 16.000 spettatori in sei settimane (in tutto 31 repliche, dal 20 marzo al 28 aprile). Regista e interprete energico e titanico di questa produzione del Teatro di Roma, Massimo Popolizio, dopo l’acclamato e pluripremiato pasoliniano “Ragazzi di vita” (del 2016), si è cimentato con un testo di Henrik Ibsen per restituire con slancio, modernità e senso della parodia lo scontro tra fratelli e la corruzione del potere. Il Teatro di Roma in una nota ringrazia “Massimo Popolizio e Maria Paiato, sublime e leggiadra interprete in abiti maschili, e gli altri 12 attori in costante equilibrio su note di tenerezza e umanità”. Lo spettacolo ritornerà in scena all’Argentina nel gennaio 2020 per la nuova Stagione del Teatro di Roma, proseguendo poi il suo viaggio nei maggiori teatri nazionali (Milano, Torino, Napoli e altri ancora). “Questo spettacolo – sottolinea il Teatro di Roma – vince un’enorme sfida, non scontata e con risultati d’eccezione: dare vita ad un testo di fine Ottocento e far sì che incontri l’entusiasmo degli spettatori di oggi”.

Popolizio si è spinto con questo testo ad indagare i grandi temi e le contraddizioni della nostra società: dalla corruzione alla responsabilità etica per l’ambiente, dal ruolo dei media nella creazione di opinioni e consenso ai rapporti tra massa e potere. L’opera del drammaturgo norvegese assume infatti dalla prospettiva del nostro “oggi” un’inedita forza comunicativa: senza ridursi a un mero atto di accusa contro la speculazione, non cessa di raccontare con spietata lungimiranza il rischio che ogni società democratica corre quando chi la guida è corrotto, e la maggioranza soggiace al giogo delle autorità pur di salvaguardare l’interesse personale. Un conflitto politico e morale contrappone nella vicenda due fratelli: un medico, Thomas Stockmann (Massimo Popolizio), che scopre l’inquinamento delle acque termali della sua città, contrapposto al fratello-sindaco, Peter Stockmann (Maria Paiato), politicamente insabbiatore, che tenta invano di convincerlo che la sua denuncia porrà fine ai sogni collettivi di benessere. Il racconto è affidato ai personaggi che popolano questa cittadina di provincia. Una cittadina dove tutti si conoscono; dove tutti sembrano vivere in apparente armonia; dove la scoperta che le acque termali, su cui si basa l’economia di quella stessa città, sono inquinate – e quindi nocive per la salute – rompe gli equilibri scatenando paure e mistificando la realtà. Una dinamica, questa, che trascende luoghi e classi sociali e che mette alla prova il coraggio di un uomo, il dottor Stockmann, metafora di tutte le voci che non sono la maggioranza in politica, nel giornalismo, in economia. Con Popolizio e Paiato, nel cast ci sono: Tommaso Cardarelli (Billing), Francesca Ciocchetti (Katrine Stockmann), Martin Ilunga Chisimba (un ubriaco), Maria Laila Fernandez (Petra Stockmann), Paolo Musio (Hovstad), Michele Nani (Aslacksen), Francesco Bolo Rossini (Morten Kiil), Dario Battaglia (Gregor), Cosimo Frascella (Lamb), Alessandro Minati (un portiere, un fotografo), Duilio Paciello (Evans), Gabriele Zecchiaroli (Forster). Le scene sono di Marco Rossi; i costumi di Gianluca Sbicca; le luci di Luigi Biondi; il suono di Maurizio Capitini; il video di Lorenzo Bruno e Igor Renzetti. L’assistente alla regia è Giacomo Bisordi.

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