Oscar 2019, “Green Book” è il miglior film

- Roma

Si è svolta al Dolby Theatre di Los Angeles la cerimonia di premiazione della 91esima edizione, la prima senza conduttori. Quattro statuette a "Bohemian Rhapsody", tre a “Black Panther” e “Roma”. Sara Pichelli unica italiana sul podio.

Notte di momenti memorabili nella prima edizione degli Oscar senza presentatori, con primati favolosi come quello di “Green Book” che ha portato a casa la statuetta per il miglior film. Regina King (“Se la strada potesse parlare”), Mahershala Ali (“Green Book”), Rami Malek (“Bohemian Rhapsody”) e Olivia Colman (“La Favorita”) sono stati i migliori attori; e Spike Lee ha vinto l’Oscar per la prima volta per la sceneggiatura non originale come coautore di “BlacKkKlansman”. “Bohemian Rhapsody” ha ottenuto quattro Oscar – miglior attore in un ruolo principale, montaggio di un film, mixaggio del suono e montaggio del suono -; mentre ne hanno vinti tre ciascuno “Black Panther” (primo film tratto da fumetti arrivato agli Oscar nella categoria più importante) – migliore colonna sonora, costumi e scenografia – e “Roma” – miglior regia, miglior film straniero e miglior fotografia -, con Alfonso Cuarón che ha aggiunto un altro Oscar alla regia alla sua collezione (“Voglio ringraziare – ha detto ritirando questa statuetta – per aver riconosciuto un film che racconta la storia di una donna che come milioni di lavoratrici nel mondo lavorano senza diritti”). “Spider-Man: Into the Spider-Verse” ha vinto nella categoria Animated Feature Film; e Lady Gaga ha emozionato con la performance di “Shallow” in “A Star Is Born” con Bradley Cooper, pronunciando un discorso meraviglioso per la vittoria per la miglior canzone originale: “Se avete un sogno combattete per realizzarlo, non importa quante volte sarete rifiutati”. La cerimonia della 91esima edizione degli Oscar è così giunta al termine di una notte elettrizzante che si è aperta al Dolby Theatre di Los Angeles con l’esibizione dei Queen – i membri originali della band Brian May e Roger Taylor – e Adam Lambert (cantante nominato ai Grammy, che si è fatto conoscere arrivando secondo all’ottava edizione di “American Idol”) con tutta la platea in piedi per “We Will Rock You” e “We Are the Champions”.

“Bohemian Rhapsody” racconta di Freddie Mercury (Rami Malek) mentre cerca di realizzare il suo sogno di diventare un cantante famoso. Mercury si ribella contro la sua tradizionale famiglia Parsi e si unisce alla band che diventerà regina. Adottando il cognome Mercury, Freddie diventa una superstar, mentre lui e i suoi compagni di band creano la musica esuberante che scalda il pubblico negli anni ’70 e ’80. Rami Malek, ritirando l’Oscar, ha dichiarato: “Abbiamo realizzato un film su un uomo gay, un immigrato che ha vissuto la sua vita in modo assolutamente improbabile, il fatto che lo festeggiamo stasera è la prova che desideriamo storie come questa”.

Epilogo a sorpresa della notte degli Oscar è il miglior film a “Green Book”, di Peter Farrelly, che ha sbaragliato la concorrenza di pellicole più accreditate. Non era fra i favoriti ma la storia dell’amicizia fra un afroamericano e un italoamericano è in qualche modo in linea con il mood della serata, con discorsi tutti all’insegna dell’amicizia e del bene tra i popoli, inclusione razziale e diversità. “Questo è un film sull’amore che supera le differenze”, ha sottolineato il regista.

Chi torna a casa con le ossa rotte rispetto alla vigilia è “La Favorita”, che da 10 nomination ottiene solo un premio, quello per la migliore attrice protagonista. Soddisfazione a metà anche per Spike Lee che finalmente, dopo quello alla carriera, ottiene il primo Oscar competitivo per la sceneggiatura non originale di “BlacKkKlansman” (scritta assieme a Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott). Ritirando la statuetta, il regista è stato protagonista di un appassionato discorso dai toni politici ricordando la nonna schiava: “Davanti al mondo stasera voglio ringraziare i nostri antenati che ci hanno aiutato a costruire questo paese facendolo diventare quello che è oggi, insieme al genocidio del suo popolo nativo. Se ci ricolleghiamo tutti con i nostri antenati, avremo amore e saggezza, e riavremo la nostra umanità. Sarà un momento potente. L’elezione del 2020 è dietro l’angolo: mobilitiamoci, stiamo dalla parte giusta della storia. Facciamo la scelta morale dell’amore contro l’odio. Facciamo la cosa giusta!”. Ma Spike Lee ha sentito come un macigno troppo duro da sopportare il non aver vinto l’Oscar come miglior film. Quando il premio è andato a “Green Book”, il regista si è alzato in piedi cercando di lasciare il Dolby Theatre. Poco dopo è rientrato nella sala e si è messo a discutere animatamente con Jordan Peele (produttore del suo film), il tutto mentre i produttori di “Green Book” ritiravano il premio. A quel punto Lee è tornato verso il fondo del teatro, e quando ha riguadagnato il suo posto, si è girato di spalle durante il discorso del team vincitore. Il suo “BlacKkKlansman”, intanto, ha qualcosa in comune con il vincitore dell’Oscar come miglior film: è distribuito da Focus Features, divisione indie della Universal che distribuisce “Green Book”.

C’è anche un po’ di Italia tra i vincitori. “Spider-Man: Un Nuovo Universo” ha vinto l’Oscar 2019 per il miglior film di animazione e Sara Pichelli – unica italiana nominata -, disegnatrice di fumetti di Porto Sant’Elpidio, classe 1983, è del team dei disegnatori impegnati nel progetto che si è ispirato alle strip nate dalla penna dell’eterno genio di Stan Lee e di Steve Ditko, che in questo caso ha svolto il ruolo di coproduttore. Peter Ramsey, che ha diretto la pellicola con Bob Persichetti e Rodney Rothman, ha ricordato in sala stampa che lei ha disegnato il personaggio principale, il ragazzino di colore Miles Morales: “Sara Pichelli ha creato il personaggio di Miles, ha fatto il lavoro pesante, poi per noi è stato facile portarlo sullo schermo”.

Gli altri Oscar assegnati in questa magica notte sono: Miglior cortometraggio d’animazione “Bao” di Domee Shi e Becky Neiman-Cobb; Miglior cortometraggio “Skin” di Guy Nattiv e Jaime Ray Newman; Miglior cortometraggio documentario “Period. End of sentence” di Rayka Zehtabchi e Melissa Berton; Miglior documentario a Elizabeth Chai Vesarhelyi e Jimmy Chin per “Free Solo”; Miglior trucco e acconciatura a Greg Cannon, Kate Biscoe e Paricia Dahaney-Le May per il film “Vice – L’uomo nell’ombra”; Migliori effetti speciali a “First Il Primo Uomo”. Buon cinema a tutti!

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