Pambieri: “Difficile improvvisarsi attore a teatro, non è come in tv o al cinema”

- Roma

Dopo aver portato in scena “Quartet”, il Maestro delle scene debutta con il suo primo horror al Ciak di Roma. Si tratta del cult anglosassone “La donna in nero”.

Il teatro è importante, fa parte della cultura di un Paese”, così l’attore, regista e doppiatore Giuseppe Pambieri, classe 1944 ed una vita sempre in scena, anche con la moglie Lia Tanzi e la figlia Micol. loSpecialista.tv lo ha incontrato alla vigilia della prima – il 25 aprile al Teatro Ciak di Roma – dello spettacolo “La Donna in Nero”, nell’adattamento di Stephen Mallatratt dal romanzo di Susan Hill, diretto da Raffaele Castria, che vedrà in scena il grande Maestro del teatro italiano insieme al giovane Nicola Paduano.

25 anni di repliche ininterrotte e trionfali a Londra, lo spettacolo-cult “La donna in nero” terrorizza e piace.
“A Londra stanno ancora dando ‘La donna in nero’, horror gotico molto interessante. Mi è stato offerto non più di un mese fa, quando ho finito di andare in scena con ‘Quartet’. Ora siamo al debutto, e c’è grande tensione. È uno spettacolo complesso che m’incuriosiva. Io ho cavalcato tutti i generi a teatro perché mi piace essere eclettico, se no per me non ha senso essere attori. E questo genere mi mancava. Quindi sono contento. Ho lavorato bene con il regista Castria e con Paduano che è il mio partner. È un giovane attore molto dotato, molto bravo, che fa un ruolo grossissimo. ‘La donna in nero’ racconta di un uomo che dopo aver subito una tragedia immane, a causa anche di un fantasma che si aggirava in casa, ingaggia un giovane attore perché vuole riuscire ad imparare i rudimenti per poter raccontare questa storia ai suoi amici e parenti, e così poter definitivamente mettere una pietra sopra e non pensarci più. In realtà, si comincia questo gioco fra realtà e teatro in un palcoscenico quasi vuoto dove tutto viene evocato con una magia incredibile. Naturalmente ci sono degli effetti sia sonori che visivi. Però è tutto molto semplice, è il gioco del teatro vero, dove tutto nasce con niente: si crea un calesse con un baule, si sente l’abbaio del cane senza il cane. Lo spettatore pian piano rimane coinvolto e c’è un crescendo di tensione terribile e, alla fine, c’è questa presenza che poi scopriremo perché è diventata così maligna, demoniaca ed incute un terrore tale nei bambini e poi provoca anche… ma non vorrei andare avanti troppo perché questi spettacoli è meglio scoprirli…”

Ma è uno spettacolo per tutti?
“Si, ricordiamoci che le favole che si raccontano ai bambini, quelle che hanno raccontato anche a noi durante l’infanzia, hanno l’orco e i lupi mannari, quindi sono propedeutiche ad affrontare i problemi della vita reale. Quindi io credo che possa andar bene a tutti. Certo, un bambino molto piccolo si potrebbe anche spaventare… Ma credo si possano spaventare anche gli adulti, noi speriamo anche questo. Poi è chiaro dipende anche dall’attore. Io che sono un ironico dopo la prima parte devo lasciar andar via l’ironia se no è finita, se no ci mettiamo tutti a ridere. Poi il fatto stesso che a Londra funzioni così tanto significa che questo spettacolo è un gioiellino. D’accordo che il pubblico inglese è più portato per queste ghost story, storie di fantasmi, di castelli infestati di presenze, però io spero funzioni, anche se siamo in una stagione un po’ avanzata, piena di feste. Se lo spettacolo funziona, poi possiamo anche pensare di riprenderlo”.

Quindi al momento sarete in scena solo fino a domenica 12 maggio al Ciak di Roma?
“Sì, anche perché io ho un altro impegno all’Asti Teatro, dove devo fare un Edipo moderno. Poi quest’estate ho un impegno con mia moglie come regista: facciamo l’‘Antigone, Cronache da un teatro di guerra’ a Segesta, in piazze estive e poi anche al Ciak. E poi ho la ripresa di ‘Quartet’ che io ho fatto tutta la stagione con Paola Quattrini, Cochi Ponzoni ed Erica Blanc”.

Ha un’agenda ricca. Che idea ha del teatro contemporaneo?
“Come testi che parlano della vita di oggi oppure del teatro che si fa adesso in generale, inclusi i classici come Shakespeare? Perché se parli del teatro che si fa adesso, io credo che ci sono i segni di una ripresa. Quest’anno sì… sarà anche lo spettacolo che ho fatto con i teatri sempre pieni… Poi dipende dalla stagione, dal periodo, magari sotto le feste viene qualcuno in meno. Però io credo sia in ripresa, a parte che secondo me non morirà mai perché il teatro è nato con l’uomo, è la rappresentazione di se stesso, l’uomo ha proprio bisogno di vedersi rappresentato. Parliamo di rituali antichi, il teatro è legato talmente all’essenza umana che non potremmo mai togliercelo di dosso. È chiaro che non è tutto oro ciò che luccica, ci sono molte compagnie un po’ precarie. E, tutto sommato, se la gente che va per la prima volta a teatro viene delusa, poi non va più. Questo è il rischio anche quando non ci sono spettacoli all’altezza e con attori non all’altezza, perché questa è un’arte che sembra facile ma è molto difficile. Tante volte si dice che si prendono gli attori dalla strada e fanno un po’ di cinema e di televisione, però il teatro è un’altra cosa: c’è la memoria, l’applicazione, ogni sera devi fare lo stesso spettacolo ma devi essere sempre fresco, perché il pubblico cambia e tu sei sempre lo stesso, quindi devi cercare di adeguarti sempre, e cercare di trovare sempre degli stimoli nuovi nell’interpretazione. Se ti appoggi ad una routine il pubblico si stanca. Il pubblico o lo agganci oppure no. E se non lo agganci, puoi parlare di cose meravigliose, ma la gente se ne va. E lì è l’affabulazione e il fascino dell’attore. L’attore deve riuscire a far diventare materia di importante attrattiva anche una cosa molto semplice. È questa un po’ la magia del teatro, devi metterci una carica particolare che fa parte un po’ del mestiere dell’attore che uno o ha o non ha. Si può anche acquistare, le scuole aiutano, però se tu non ce l’hai dall’inizio un certo tipo di presenza e il saper stare sul palcoscenico in un certo modo viene tutto più difficile. Osserva: ci sono attori bellissimi con dei fisici meravigliosi che in scena non ti dicono nulla, e ce ne sono altri piccolini che come aprono la bocca, ci sono, esistono, sono delle presenze importanti”.