El Mundo: “Una questione di giustizia”. “Dolor y gloria” meritava di più alla Croisette, ma ci pensa Venezia.

Viene accolta con calore nel suo Paese, e fa il giro del mondo, la notizia che la Biennale di Venezia ha attribuito al maestro 69enne Pedro Almodóvar il Leone d’oro alla carriera per il regista (quello per gli attori andrà a Julie Andrews) della 76esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (28 agosto – 7 settembre 2019). El Mundo titola “Almodóvar, l’oro che non c’è stato a Cannes ci sarà a Venezia” e tuona che è “una questione di giustizia” nei confronti di un grande maestro che si è messo in gioco con tutte le sue debolezze in “Dolor y gloria”, film presentato in concorso alla Croisette, dove si è aggiudicato solo il riconoscimento come miglior attore andato ad Antonio Banderas, mentre avrebbe meritato anche la Palma d’oro di miglior film. El Paìs sottolinea come Venezia riconosca ad Almodóvar tra i cineasti spagnoli la stessa statura di Luis Buñuel, ricordando l’esito al botteghino dell’ultimo lavoro: 920.000 biglietti staccati in Spagna; 450.000 in Italia. Variety sottolinea che il loro critico cinematografico Peter Debruge ha elogiato “Dolor y gloria” come “una notevole meta-fiction matura, che esplora le emozionanti cicatrici che sono alla base della propria fragilità fisica”.

Chi è Almodóvar per la storia del cinema? “È l’autore che è stato capace di offrire della Spagna post-franchista il ritratto più articolato, controverso e provocatorio. I temi della trasgressione, del desiderio e dell’identità sono il terreno d’elezione dei suoi lavori, intrisi di corrosivo umorismo e ammantati di uno splendore visivo che conferisce inediti bagliori all’estetica camp e della pop-art a cui si rifà esplicitamente. Il mal d’amore, lo struggimento dell’abbandono, l’incoerenza del desiderio e le lacerazioni della depressione, confluiscono in film a cavallo fra il melodramma e la sua parodia, attingendo a vertici di autenticità emotiva che ne riscattano gli eventuali eccessi formali. Senza dimenticare che Almodóvar eccelle soprattutto nel dipingere ritratti femminili incredibilmente originali, in virtù della rara empatia che gli consente di rappresentarne la forza, la ricchezza emotiva e le inevitabili debolezze con un’autenticità rara e toccante”, questa la descrizione del cineasta spagnolo da parte del direttore della Mostra Alberto Barbera che ha proposto il suo nome per il Leone d’oro alla carriera.

Ricevendo la notizia di questo riconoscimento, Pedro Almodóvar si riconosce “molto emozionato ed onorato”. “Ho bellissimi ricordi della Mostra di Venezia. Il mio debutto internazionale ha avuto luogo lì nel 1983 con L’indiscreto fascino del peccato. Era la prima volta che uno dei miei film viaggiava fuori dalla Spagna – ha ricordato – . È stato il mio battesimo internazionale ed è stata una meravigliosa esperienza, come lo è stata il mio ritorno con Donne sull’orlo di una crisi di nervi nel 1988”.

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