L’opzione – su base regionale e aperta a 2.000 partecipanti - è caldeggiata da alcuni direttori, dall’Usigrai e dall’Odg. Che fine faranno la scuola di Perugia e gli “idonei” del 2013/2015?

Quali procedure deve seguire la Rai quando intende assumere nuovi giornalisti? La tv di Stato – che ne conta oltre 1.700 – ha utilizzato diverse strade fin qui per dotarsene. Quella della procedura concorsuale, naturalmente, era e rimane la via maestra indicata dalla legge e dal contratto. Come non ricordare il concorso del 17 luglio del 1967 che portò alla ribalta, tra gli altri, Paolo Frajese, Nuccio Fava, Bruno Vespa, Angela Buttiglione e Bruno Pizzul. Altri tempi… Pratica diffusa, negli anni, è stata anche quella delle chiamate dirette, che hanno consentito ai partiti – dopo la riforma del 1975 – le informate nelle redazioni di democristiani, socialisti e comunisti tramite i servigi di direttori generali e direttori di testata parecchio accondiscendenti. A fornire giornalisti al servizio pubblico, poi, in questi anni ci ha pensato anche la scuola di giornalismo di Perugia: ultima infornata nel 2013 con 35 allievi assunti. Inoltre (e qui la faccenda si fa ancor più delicata) c’è la pratica della stabilizzazione – attraverso accordi sindacali – dei contratti atipici (per evitare il contenzioso). Sarebbero oltre 200 – a quanto apprende LoSpecialista.tv – i giornalisti occupati alle Reti o alle Testate (in particolare a Rainews24, al giornale Radio e a RaiSport) senza contratto giornalistico. Precari che l’azienda si appresterebbe a regolarizzare (la procedura sarebbe anche prevista dal contratto integrativo Rai-Usigrai) entro marzo-aprile 2019, in quanto professionisti iscritti all’albo dei giornalisti ma inquadrati dalla tv di Stato con partita Iva (se esterni) e con contratti da programmista, assistente, tecnico e così via (se interni). Una trattativa tutta interna all’azienda, condita con ogni probabilità da transazioni tombali. E infine ci sono anche quelli (quattro casi per l’esattezza) che vengono assunti con contratto giornalistico ma non sono iscritti all’albo professionale bensì all’elenco degli stranieri. Ma questa è un’altra storia…

I DUE SERBATOI – Dal 2014 le uniche assunzioni giornalistiche effettuate dalla Rai hanno riguardato esclusivamente lo scorrimento delle graduatorie degli “idonei” del concorso del 2013 (riservato ai precari) con circa 200 assunzioni e di quello del 2015 (al quale hanno partecipato in 5.000) anche qui con circa 200 assunzioni. Al settimo piano stanno valutando l’opportunità di procedere a una proroga del periodo di validità dell’ultima graduatoria (non è chiaro se sia scaduta ad ottobre 2018), ma non vorrebbero rinunciare neanche alla possibilità di attingere anche dagli allievi formati alla scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia. “Attingere a due serbatoi”, insomma, come suggerito anche dal ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio al quale ha fatto eco anche l’ad Rai, Fabrizio Salini. D’altronde, perché in tempi di spending review investire soldi per altri concorsi quando si hanno per le mani centinaia di giornalisti “idonei”? Senza contare che la Rai è andata oltre i 100 che aveva promesso di assumere sia dal concorso del 2013 sia dal concorso 2015, creando un pericoloso precedente (e un probabile contenzioso). E perché non attingere giovani anche dalla scuola di giornalismo di Perugia? Una struttura, quest’ultima, fondata e finanziata dalla Rai (circa 700 mila euro l’anno di finanziamento diretto) senza averne un ritorno in termini di professionalità. In pratica uno spreco di denaro al quale vanno aggiunti, tra gli altri, gli stipendi di Antonio Bagnardi (Presidente), Gianni Scipione Rossi (direttore del centro) e Antonio Socci (direttore della scuola). Buste paga pesanti, tutte oltre i 200 mila euro. La Rai, insomma, deve decidere. Perché sperperare oltre un milione e mezzo all’anno per una scuola senza poter poi assumere quelle risorse? O la usi o te nel liberi… Ma soprattutto: può la Rai gestire in modo esclusivo o prevalente una scuola di giornalismo? Che ne pensa l’Ordine dei giornalisti? E questo cordone ombelicale Roma-Perugia non viola la legge?

LA VIA MAESTRA DEL CONCORSONE – Ma c’è chi considera un’altra la via maestra per assumere giornalisti: fare nuovi concorsi, non prendendo in considerazione gli “idonei” dell’ultimo “concorsone” Rai. E lasciando una quota (piccola) di assunzioni nella disponibilità dell’azienda da attingere proprio dalla scuola di Perugia. Si tratta della posizione dell’Usigrai (il sindacato dei giornalisti Rai) che le assunzione fatte attraverso la “selezione pubblica” ha chiesto fossero messe nel contratto integrativo. E la pensa così anche il presidente dell’Ordine giornalisti Carlo Verna. LoSpecialista.tv ha intercettato un suo carteggio del 6 febbraio 2019 con alcune scuole di giornalismo in cui scrive: “Alla Rai ho nei mesi scorsi sollecitato un nuovo concorso che consenta a circa 2.000 nuovi professionisti di avere per la prima volta una chance e a tutti gli altri di riprovarci. Mi sembra la via maestra”. Perché duemila? “Dal 2015, periodo dell’ultimo concorso Rai, in Italia ci sono circa 2.000 nuovi giornalisti. Sono giovani e danno del tu ai social, al mobile journalism e alle nuove tecnologie in generale. E lì che guarda l’Azienda – spiega un direttore di lungo corso – per ripopolare le redazioni, a partire da quelle regionali”. Una tesi condivisa pubblicamente anche dal nuovo direttore della Tgr, Alessandro Casarin, durante l’intervento al convegno Fnsi. “L’azienda, per individuare nuove risorse giornalistiche, dovrebbe celebrare un nuovo concorso su base regionale anziché ricorrere alla già esistente graduatoria del concorso 2015”.

LA LEGGE DI BILANCIO – Perché, dunque, se Odg, Usigrai, direttori Rai sembrano tutti convergere verso un nuovo concorso non procedono? Semplice. La legge di Bilancio 2018 indica alla Rai di evitare per la spending review nuovi concorsi ma la invita ad attingere in primis al personale inserito nelle graduatorie 2013 e 2015 di giornalisti professionisti riconosciuti “idonei”. Il solito braccio di ferro… Una questione che con ogni probabilità sarà lasciata all’interpretazione di qualche giudice. Insomma, guarda se le prossime assunzioni in Rai non le farà un Tribunale!