Piano industriale Rai, Laganà: “Un NO doloroso”

- Roma

Il consigliere eletto dai dipendenti si sfoga in un post su Facebook: “Non c'è mai la parola TRASPARENZA”.

Sembrava che il nuovo piano industriale della Rai 2019-21 presentato dall’ad Fabrizio Salini gli piacesse: organizzazione per generi, newsroom unica per le news, vocazione multipiattaforma per guardare ai giovani. Le linee guida lo avevo convinto… Forse è la volta buona per “raddrizzare” la Rai. Ma aveva letto solo una bozza, mancavano gli allegati e ancora non erano stati fatti gli “emendamenti” chiesti da presidente Marcello Foa (e non solo). Poi ha studiato – in fretta e furia – le 400 pagine. E al momento del voto ha pronunciato il “No doloroso”. Un “No” che Riccardo Laganà, il consigliere eletto dai dipendenti, spiega in un lungo post su Facebook. Eccolo…

UN NO DOLOROSO – “Ne ho letti tanti di piani industriali, insieme agli amici dell’Associazione RAI BENE COMUNE, ce li siamo spulciati in maniera maniacale per immaginare e contribuire alla costruzione di una RAI del futuro ma non ci siamo mai riusciti. Iconici piani industriali si sono dissolti davanti altri beceri interessi che ne hanno limitato la dimensione e l’applicazione.
Nel luglio scorso tanti colleghe e colleghi, che ancora ringrazio, hanno deciso che il nuovo piano industriale sarebbe toccato proprio a tutti noi dipendenti votarlo.
In quella che è stata probabilmente la seduta più importante di tutta la consiliatura, il Presidente ha posto per l’ennesima volta il tema della riservatezza di quanto trattato in consiglio e del segreto industriale.
Ho ribadito fortemente che occorre stabilire un perimetro chiaro e decidere davvero cosa è riservato e cosa no, tenendo presente che siamo un’azienda che gestisce soldi pubblici e che ciò che viene deciso nelle “segrete stanze” impatta fortemente sui cittadini. Ritengo che antiche regole di riservatezza devono fare i conti con le nuove norme in tema di trasparenza che puntualmente vengono applicate in forma marginale quando addirittura ignorate. 
Ho ricordato a tutto il consiglio che sono SETTE MESI che chiedo un canale di comunicazione con i dipendenti ma, in tutta risposta, a dicembre scorso la lettera di auguri che avevo scritto per tutti i dipendenti mi è stata CENSURATA perché da qualcuno definita IRRITUALE.
Anche durante l’ultimo consiglio, a parte il consigliere ROSSI e la Consigliera Borioni, non ho avuto sostegno da nessun altro, ma anzi una ferma opposizione da parte del consigliere De Biasio che non ritiene necessario parlare con i dipendenti. Forse lui non lo ritiene necessario ma qualcuno però gli spieghi che sono stato eletto dai dipendenti e quindi forse sarebbe opportuna una policy in grado di regolamentare questo sacrosanto diritto che viene reso sovrano dall’articolo 21 della Costituzione.
Nominare la Costituzione fa oscillare titoli azionari?
Parlare del piano industriale con i dipendenti, raccontare i potenziali aspetti positivi ivi contenuti, parlare delle eventuali criticità avrebbe permesso all’azienda tutta di partecipare alla costruzione di un bel progetto e invece così non è stato. Un’occasione sprecata per assecondare dannatissime abitudini che ci rendono vecchi quando proviamo a declinare i discorsi al futuro.
Nel piano industriale non ci sono le mie richieste di trasparenza relative ai percorsi professionali, criteri di merito, tracciatura delle procedure, nei processi amministrativi e nei provvedimenti gestionali.
Non c’è mai la parola TRASPARENZA in tutto il piano.
Non ci sono le tutele verso alcune categorie professionali, penso agli scenografi, tecnici, registi, autori, montatori, avvocati, impiegati e musicisti. Insomma tutte quelle professioni che con tutta evidenza sono state aggredite da collaboratori esterni generando perdita di motivazione, in alcuni casi sfociando in cause costose per la RAI.
Non ci sono le sedi regionali. Vengono menzionate solo quando si parla di immobili da valorizzare o vendere. Non si dice niente sulla loro funzione prossima ventura. Secondo me è lì che tu racconti bene il paese, che ne definisci i contorni, non può essere utilizzata una sede regionale solo per due TG al giorno e qualche collegamento esterno.
NO, non lo posso permettere.
Non ci sono i soldi da canone per fare tutto e bene; dal governo Monti a quello Renzi è stato un continuo distrarre di risorse pubbliche fino al furto con scasso dell’attuale governo che pretende da RAI la realizzazione di un grandioso piano industriale con sempre meno soldi. La non rosea previsione di bilancio contenuta nel piano parla chiaro, molto chiaro. E’ necessario porre la questione delle risorse per vie legali, credo questi sia compito di un buon amministratore, ma evidentemente il pazzo sono io.
Infatti andrò avanti da solo sulla tema della difesa delle risorse finanziarie di RAI e del concetto di servizio pubblico finanziato con il canone. Smontare quel concetto significa lasciare spazio agli aiuti di stato e non ce lo possiamo permettere.
Non ho visto, tra le 400 pagine di piano da studiare in 48 ore, il concetto, anche espresso in poche righe, di smart working e welfare aziendale.
Non ho visto raccolte le mie perplessità sul canale in inglese che si ritiene debba stare sotto RAI COM e ricevere un tot. di soldi pubblici, quanti non è dato a sapersi, per produrre dei format con aziende private. Da una parte si risparmiano soldi facendo ricorso a format interni con una struttura apposita, dall’altra però si riversano soldi pubblici per fare programmi in inglese con società esterne. Ritengo che, vista la natura di servizio pubblico del canale in lingua, la direzione RAI ENGLISH debba stare all’interno di RAI SpA ma altri interessi hanno voluto il contrario.
Il mio No al piano è stato un percorso doloroso, che mi ha scosso molto. Dopo il voto sono tornato in stanza fissando il vuoto per 5 minuti, ma credo di aver fatto di tutto per dare il mio contributo che però non è stato ritenuto utile per ora.
Continuerò con ancora più forza a far valere le NOSTRE ragioni, continuerò a battere i pugni sul tavolo affinché la nostra voce diventi ancora più forte.
E’ necessario al fine di contribuire alla realizzazione di un piano che nella filosofia complessiva a me piace tantissimo ma che deve vederci protagonisti assoluti altrimenti non avrà mai le gambe per camminare verso la RAI PROSSIMA VENTURA”.