Quando Paragone l’imparzialità in Rai non la cercava

- Roma

Oggi si scaglia contro la faziosità dell’"omelia" di Cottarelli a "Che tempo che fa". Nel 2009, quando era un giovane leghista rampante, amava i “pistolotti”.

Correva l’anno 2009, e su Rai2 – da venerdì 23 gennaio – era in rampa di lancio un nuovo programma d’approfondimento “Malpensa Italia”. Una roba che rimarrà scolpita negli annales dell’Auditel… L’anchorman era un certo Gianluigi Paragone, classe 1971, ex direttore della Padania e allora vicedirettore di Libero. “Si parlerà della questione settentrionale” spiegava il giornalista sul Corriere della Sera del 17 gennaio 2009. In apertura di programma l’editoriale di Paragone: “Gioco allo scoperto, spiego il mio punto di vista. In giro non vedo imparzialità. E io non la cerco nemmeno”. Alla fine del programma, ancora uno spazio per il conduttore senza diritto di replica, nel quale tirava le somme della serata, “il pistolotto finale”. Insomma, chiosava il CorSera, “se la canta e se la suona”.

Sono passati quasi dieci anni, Paragone ha mollato la sponda leghista (attraverso una lenta metamorfosi fatta di orecchini, chitarre, rock e scarpe da ginnastica) e si è fatto trasportare dal Caronte della politica su quella grillina che lo ha condotto fino a Palazzo Madama con la piuma gialla di senatore. E proprio stamane sul Corriere della Sera l’imparzialità sugli schermi Rai la invoca, eccome. E pure il contraddittorio. Nel mirino c’è il programma di Fabio Fazio, “Che tempo che fa”, e quella che lui definisce l’omelia di Cottarelli. Un insopportabile “pistolotto”.