Quel “pluralismo” croce e delizia dell’informazione Rai

- Roma
Matteo Salvini al fianco del direttore del Tg2, Gennaro Sangiuliano.

L’Agcom boccia tg e format del servizio pubblico che si prepara al ricorso: “Accuse infondate”.

L’informazione della Rai è stata bocciata da una delibera dell’Agcom (votata a maggioranza venerdì 14 febbraio) e sanzionata per 1,5 milioni. Il servizio pubblico dovrebbe essere garante della qualità dell’informazione nel nostro Paese, e dovrebbe garantire equilibrio, pluralismo, completezza, obiettività, imparzialità, indipendenza, pari opportunità, rispetto della dignità della persona e deontologia professionale dei giornalisti, assicurando – ma qui la colpa è soprattutto delle cattive abitudine dei leader politici – un contraddittorio adeguato, effettivo e leale. Invece, a giudicare dalla delibera dell’Authority, la Rai ha fornito informazioni parziali, incomplete, non obiettive o deficitarie del requisito di pluralismo. Il tutto in contrasto con gli obiettivi e con la missione del servizio pubblico radio-televisivo, nonché con gli impegni assunti dalla Concessionaria al momento della sottoscrizione del Contratto. Tant’è che si pensa addirittura di sottrarre una parte (ulteriore) del canone. Nel mirino dell’Agcom c’è finito soprattutto il Tg2, diretto da Gennaro Sangiuliano. Ma non mancano i riferimenti anche alla Tgr, per esempio, e ad alcuni programmi d’approfondimento del prime time e del day time (#Cartabianca, L’Approdo, Realiti, La Vita in diretta, Mattina in famiglia). Fino ad arrivare allo stesso festival di Sanremo. Poi ci sono i partiti troppo in luce (La Lega), quelli finiti nel cono d’ombra (il M5S) e quelli non pervenuti proprio (radicali, Verdi e così via). Ma la colpa di tutto questo di chi è? Della Rai, dei suoi manager e dei suoi giornalisti? O della politica che nomina i vertici della Rai (e suggerisce i direttori) e indica anche i commissari dell’Agcom? Ai cittadini che pagano il canone (e anche la multa di Via Isonzo) l’ardua sentenza. E forse anche al Tar a cui la Rai presenterà ricorso per rilievi considerati “completamente infondati e gravemente lesivi della propria libertà editoriale e d’impresa”. L’unica cosa su cui possiamo stare certi è che le cose in futuro non cambieranno.

IL PECCATO ORIGINALE – Il diavolo si nasconde nei dettagli dell’informazione Rai, e in questo caso ha indossato la veste della parola pluralismo. Il vero peccato originale… Metti insieme tanti notiziari “faziosi” – sembra di capire – e ne uscirà un flusso pluralista e il diritto del cittadino ad essere informato sarà appagato. In pratica quello che accade ad esempio in estate quando si va in edicola e si compra il quotidiano. Al pomeriggio si sbircia quello dell’ombrellone accanto e ci si accorge che la stessa notizia viene raccontata in maniera diversa. Ecco. Lo stesso accade anche in Rai dove ogni giorno 1700 giornalisti confezionano il Tg1 (11 edizioni), Tg2 (6), Tg3 (5), Tgr (3). Ben 25 edizioni nazionali ogni santo giorno. Senza contare il flusso di Rainews24 e Rai Parlamento. E non ci si stupisca se come per i quotidiani dell’edicola, la stessa notizia viene raccontata in modo diverso. Certo, si dirà: ma qui l’editore è lo stesso. Ma è proprio l’editore, ovvero la politica, a chiedere pluralismo. E infatti i rappresentanti del governo di turno si affrettano ad attovagliarsi con l’amministratore delegato della Rai per scegliersi i direttori di questo o quel tg. Perché dovrebbero farlo se non per garantirsi un’informazione cucita su misura. A Saxa Rubra è il segreto di Pulcinella. Ora – un minuto prima di essere sostituiti – l’hanno scoperto anche all’Agcom. Ma sappiano che in futuro non cambierà nulla.

MODELLO BBC – Servirebbe una vera riforma dell’informazione della Rai. Ma sul modello Bbc: una sola testata giornalistica, un solo direttore, poche edizioni al giorno, su un solo canale senza pubblicità, una sola newsroom, un solo portale di informazione web con approccio social, adottando specifici linguaggi e formando giornalisti in grado di raccontare storie su tutte le piattaforme. Il tutto con una sola mission: “Informare, educare e intrattenere”. Sostenuta da un fragoroso motto: “Portare il meglio di tutto nel maggior numero possibile di case”. E si risparmierebbero anche un sacco di soldi. Nella riforma di Fabrizio Salini, invece, il peccato originale del pluralismo non viene cancellato. Nel testo si legge: “Le testate generaliste mantengono un sufficiente numero di risorse per presidiare le notizie necessarie a definire la linea editoriale della testata, preservando le caratteristiche di pluralismo tipiche del Servizio Pubblico”. Pluralismo, che vi avevo detto. Ma si possono garantire diversità e pluralismo di opinione con una Newsroom unica? In Italia, a differenza dell’Inghilterra, sembra proprio di no…

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