Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

5Stelle e Lega giocano a maggioranza e opposizione in visto delle europee. La partita si disputa anche sul terreno di Viale Mazzini.

Siamo alle solite. La Rai utilizzata dal Palazzo come terreno di scontro politico e soprattutto come strumento di propaganda in vista del voto. Il Movimento 5 Stelle – cavalcando una risoluzione del Partito Democratico – va all’attacco del presidente Rai Marcello Foa (voluto da Matteo Salvini) reo di ricoprire il doppio incarico di presidente di Rai Spa e di presidente di RaiCom. La Lega – attraverso il consigliere Igor De Biasio (voluto da Matteo Salvini) dà l’ultimatum all’immobilismo aziendale dell’ad Fabrizio Salini (voluto da Luigi Di Maio) facendogli capire che l’improvviso stop alle nomine alla corporate non è stato affatto gradito dal Carroccio. Il tutto condito dall’ennesima puntata del “caso Fazio”, al quale hanno “scippato” tre puntate del programma del lunedì per lasciar spazio a Bruno Vespa e al suo “Porta a Porta”. Per non parlare poi delle intemperate sui tetti ai compensi degli artisti e della cacciata dei dirigenti “appesi” (anche qui bolle in pentola una risoluzione della Laga) e dei migliaia di dipendenti inutili (circa 3.000) individuato da De Biasio. Insomma, non certo lo spettacolo che ci aspettavamo quest’estate quando i giallo-verdi ci hanno annunciato la “Rai del cambiamento”. Una fibrillazione che chi conosce la politica sa bene si ripercuoterà su Viale Mazzini almeno fino al 26 maggio. Dopo il voto, la quiete dopo la tempesta. Sempre che le quantità di giallo e di verde sul dipinto della politica non cambino in maniera radicale… A quel punto la temperatura resterà alta anche in Rai fino al nuovo quadro politico.

Il sottosegretario all’editori, Vito Crimi.

Passando alla cronaca, martedì alle ore 12 è previsto un ufficio di presidenza della commissione di Vigilanza sulla Rai. Si parlerà della risoluzione del Pd, appoggiata dai 5Stelle, che invita il cda ad individuare un nuovo presidente per RaiCom, consociata che si occuperà, tra l’altro, di produrre il nuovo canale in inglese. Risoluzione che, se il tentativo di far slittare il tutto della Lega dovesse fallire, verrà incardinata ma difficilmente votata nella giornata di domani. Anche perché alle 13 c’è l’audizione – sempre a san Macuto – del del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’editoria Vito Crimi. E considerando che dalla prossima settimana i lavori parlamentari si fermano, del “caso Foa” se ne riparla ad urne chiuse, forse.

Il presidente della Rai, Marcello Foa, lascia la sede Rai di viale Mazzini a Roma, 27 settembre 2018. ANSA/CLAUDIO PERI

Un caso davvero curioso, che merita un piccolo approfondimento. A Foa, infatti, non è stato conferito dal consiglio di RaiCom alcun incarico operativo. Tutte le deleghe le ha in pancia l’ad Monica Maggioni. E lo stesso Foa – che grazie a quest’incarico sarebbe arrivato da 180.000 al tetto di 240.000 euro l’anno – ha rinunciato all’indennità. Non decide nulla, insomma, e non ci guadagna nulla. Nel frattempo – nonostante l’azionista abbia approvato la sua nomina a presidente di RaiCom (“al riguardo non si ravvisano… …elementi ostativi alle designazioni delle candidature individuate nelle note di cui alle premesse”) – si è attirato gli strali di mezzo arco parlamentare. Perché impuntarsi, non sarebbe stato meglio fare un passo indietro? Più che la Rai del cambiamento sembra quella dell’incaponimento…

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