Report va in Cina e Ranucci avverte: “Isolatevi, l’Italia non è pronta”

- Roma
Foto dal profilo Facebook di Sigfrido Ranucci

Il 30 marzo l’inchiesta “I reclusi di Wuhan” per scoprire come ce l’hanno fatta. La Rai? “Zona rossa”

Gente che stremata dalla reclusione si cala dai balconi; strade blindate con cancelli, muri o barriere di plastica; anziani senza mascherina portati via a forza dalla polizia; file di ambulanze in attesa di accogliere i corpi di malati deceduti in casa. Questo, e molto altro, nell’inchiesta di Report di lunedì 30 marzo (ore 21.20 su Rai3) dal titolo “I reclusi di Wuhan”. Lo Specialista ne ha parlato con il conduttore del programma, il giornalista Sigfrido Ranucci. Siete andati negli ospedali di Wuhan per scoprire come ce l’hanno fatta. Raccontate cosa realmente è successo nei compound blindati durante l’emergenza Covid-19. Perché hai il sospetto che forse non è stata detta tutta la verità? Cosa avete scoperto? “È uno speciale di una quindicina di minuti che abbiamo potuto realizzare aiutandoci con nostri collaboratori in Cina”, ha premesso Ranucci. “Mettiamo in evidenza le dinamiche utilizzate per contenere il contagio. Hanno adottato misure davvero straordinarie”. Qual è il messaggio di Report all’Italia? “State a casa, ma non solo perché lo dicono le istituzioni. Perché noi non abbiamo altra strada per poter uscire da questa emergenza sanitaria. L’Italia non è pronta ad affrontare una pandemia, e lo stesso vale per tanti altri Paesi”.

ADDIO LIBERTA’ – In Cina c’è stata una vera e propria limitazione delle libertà personali. Ho visto una anziano portato via dalla Polizia perché senza mascherina… Non ti sembra eccessivo? “A me sembra eccessivo – ha aggiunto il conduttore di Report – e per questo mando in onda quelle immagini. Ma loro in quella maniera sono riusciti ad uscire dall’emergenza. Altri, e mi riferisco alla Corea, hanno utilizzato i tamponi di massa. Noi abbiamo i decreti della presidenza del Consiglio… Non abbiamo neanche i mezzi per tutelare chi ci deve tutelare dal contagio, non siamo stati in grado di proteggere i nostri cari né chi deve curarci”. A cosa ti riferisci? “Tra le altre cose spiegheremo perché in Italia non ci sono le mascherine”. Cosa ti aspetti? “Di questo passo il Paese resterà fermo chissà per quanto tempo”. Cosa consigli? “Dobbiamo isolarci. E interrompere la catena di trasmissione. E soprattutto rispettiamo rigorosamente le indicazioni che vengono date”.

RAI ZONA ROSSA – Quali difficoltà avete per realizzare le inchieste? “La Rai ormai è una zona rossa. In molti – ha spiegato Ranucci – stanno pagando un caro prezzo per continuare a fornire il servizio pubblico”. Come vi siete organizzati a Report? “Sono andato nella zona di Pavia il 22 febbraio a ritirare un premio antimafia. Ho avvertito da subito la sensazione che fossimo al cospetto di qualcosa di molto grave. E il primo provvedimento che ho preso è stato quello di creare un cordone sanitario. Chi produce le inchieste lo fa sempre da remoto. Una modalità che noi utilizziamo spesso e quindi per noi è stato più facile. I nostri inviati sono in grado di girare, montare e mandare il materiala da dovunque. Prima della realizzazione dell’inchiesta che avviene in redazione. E questo a tutela della macchina produttiva della Rai”. Quante inchieste farete? “Partiamo il 30 marzo e di pianificazione abbiamo dieci puntate. Ma non so quanto resisteremo. Un mese prima di chiudere molte delle nostre inchieste è scoppiata l’emergenza: blocco ovunque, eventi pubblici annullati, persone che scappano e non rispondono neanche al telefono”. Ce la farete a concludere il ciclo? “Ci stiamo impegnando, ma noi non facciamo un talk con i collegamenti via Skype. Noi – ha concluso Ranucci – facciamo 120 minuti chiusi. Non è semplice…”

Approfondimenti