Rossi: Rai in mano a un’élite e fuori sincrono rispetto alla realtà

- Roma

Il consigliere parla ad Atreju2018: “Basta buttare milioni per format che sono salottini dove plurimilionari radical chic invitano i loro amichetti con i soldi del servizio pubblico”.

Mercoledì 26 settembre il presidente in pectore della Rai, Marcello Foa, annuncerà il suo programma per il servizio pubblico al Parlamento prima del parere della Vigilanza che lo consacrerà al vertice del cda per i prossimi tre anni. Ma nel week-end, in quel di Atreju2018, c’è un consigliere d’amministrazione che la sua mission a Viale Mazzini l’ha già svelata. Si tratta di Giampaolo Rossi, eletto al settimo piano in quota Fratelli d’Italia. Una mission che potremmo definire “sovranista”… “Se dovessimo fotografare il sistema dei media oggi, e anche la Rai, possiamo definirli fuori sincrono rispetto alla realtà vera, quella di tutti i giorni”, ha premesso. “C’è una sfasatura, siamo dominati da una élite che mette fuori sincrono la realtà”.

“La fotografia che possiamo fare del servizio pubblico è questa”, ha ribadito Rossi vestendo i panni istituzionali di consigliere. “Da qualche anno non racconta più il Paese ma quello che una élite autoreferenziale vuole che si racconti. E questo non è più servizio pubblico. E la natura del servizio pubblico viene meno. Deve esistere per narrare, raccontare e cercare di costruire l’immaginario plurimo di una società vera, non quella che qualcuno vuole far credere che sia vera”. “Speriamo di poter cominciare a lavorare in cda per cambiare veramente il servizio pubblico. E se in questi tre anni di mandato saremo capaci perlomeno di riequilibrare quello che è il sistema di costruzione dell’immaginario della Rai avremo vinto la nostra battaglia”.

“La Rai non è solo informazione – ha ricordato Rossi – è una media company complessa e articolata. È la costruzione dell’immaginario attraverso l’intrattenimento, le serie tv, il cinema, la cultura, la capacità di relazionarsi con istituzioni e società civile. In questi anni la Rai non ha svolto questa funzione, è rimasta prigioniera di un sistema d’immaginario che sta devastando in tutto il mondo la funzione del mainstream. Se in questi tre anni saremo in grado di ridare voce alla società civile e di non buttare, investire secondo qualcuno, milioni per format che sono salottini dove plurimilionari radical chic invitano i loro amichetti con i soldi della Rai, noi ridaremo senso al servizio pubblico e probabilmente avremo raccolto la sfida che ci viene chiesta dal Paese: ridare un valore al valore storico della Rai che è stata in questi anni l’identità della nostra nazione, e tuttora la memoria storica della nostra nazione. Dobbiamo riconsegnare – ha concluso – ai legittimi proprietari, i cittadini, il servizio pubblico radiotelevisivo”.

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