Rubinetti chiusi per Radio Radicale. Crimi: “Nessuna proroga”

- Roma
Il sottosegretario all'Editoria, Vito Crimi, ospite del programma "Un giorno da pecora".

Si lavora per salvare l’archivio e ci sono abboccamenti con la Rai. Ma dall’esecutivo non arriveranno nuovi fondi. In ballo un centinaio di posti di lavoro.

La convenzione del Mise con Radio Radicale è stata prorogata (cinque milioni di euro) fino al 21 maggio 2019 e “ad oggi non c’è nessuna volontà di prorogarla. Sull’archivio ci stiamo ragionando, ma quella è una questione del tutto diversa”. Il sottosegretario all’Editoria, Vito Crimi – ascoltato in audizione in Commissione di Vigilanza sulla Rai – spegne sul nascere ogni speranza che da Palazzo Chigi arrivino nuovi fondi per mantenere in vita la Radio. “Come governo abbiamo tenuto questa posizione, cioè che non debba prorogarsi la convenzione”. L’esponente dell’esecutivo ha inoltre sottolineato come sia in atto una “duplicazione” del servizio con Gr Parlamento. “C’è già un canale radiofonico, tutto il resto non è oggetto della convenzione”. “In merito all’archivio, questo non sparisce il 21 maggio”. “In merito a Rai e Radio Radicale – ha concluso – so che la Rai ha fatto dei passaggi, ma è un’attività che svolge l’azienda. Credo che in queste scelte la politica non debba entrare per garantire la libertà del servizio pubblico”. Parole che non lasciano certo tranquillo il cdr di Radio Radicale: “Quale sarà il destino degli oltre cento giornalisti, tecnici, archivisti, amministrativi, dipendenti delle società esterne che perderanno il posto di lavoro”.