Fasulo (Rai1): “Gli ascolti? Nella giungla share, questo è un investimento artistico”.

Soddisfazione per Sanremo Giovani su tutta la linea da parte della Rai, del comune e del direttore artistico Claudio Baglioni. Si parla di “svolta”, di esperimento che va ulteriormente collaudato, di visibilità data ai giovani, non più presentati all’ombra dei Big. Promossi i conduttori Pippo Baudo e Fabio Rovazzi che torneranno sul palco del Teatro Ariston durante la 69esima edizione del Festival che si terrà dal 5 al 9 febbraio 2019. Gli ascolti? Si parla di investimento artistico, quindi passi che la prima serata di giovedì 20 dicembre abbia registrato 2 milioni 428 mila spettatori e lo share del 13,1% e la seconda di venerdì 21 dicembre 2 milioni di spettatori e l’11,5% di share. “Nella giungla tv ormai ci sono insidie quotidiane – dichiara in conferenza stampa Claudio Fasulo, vicedirettore di Rai1 con delega su intrattenimento ed eventi -. Siamo orgogliosi di questa strada che stiamo percorrendo”. A trionfare sono stati Einar, il cantante nato a Cuba lanciato dalla diciassettesima edizione di “Amici” con la canzone “Centomila volte”, e Mahmood, italo-egiziano, con “Gioventù bruciata”. “È una fotografia del nostro Paese oggi. Anni fa ho realizzato O’ Scià, la manifestazione che chiedeva attenzione sul fenomeno dei viaggi, delle grandi migrazioni, la capacità di assorbire tutte queste persone nuove per un’immigrazione regolare perché l’immigrazione irregolare porta tante vittime, lavoro nero, sfruttamento, morti in mare. C’è completa insufficienza di tutte le classi politiche mondiali a gestire questa cosa. Ancora oggi non c’è soluzione. La musica in questo ha la bellezza di dare armonia con cuore e buona volontà”, riflette Baglioni. “Apertura ai talent? Non c’è mai stato un muro, l’unico vero muro da abbattere è stato quello di Berlino nel 1989”.

“Einar e Mahmood domani saranno a ‘Domenica in’. Ora sono big, devono lavorare sodo”, afferma Fasulo. I loro due nomi si vanno ad aggiungere a tutti gli altri artisti annunciati al festival nel corso delle due prime serate: Paola Turci con “L’ultimo ostacolo”; Simone Cristicchi con “Abbi cura di me”; Zen Circus con “L’amore è una dittatura”; Anna Tatangelo con “Le nostre anime di notte”; Loredana Berté con “Cosa ti aspetti da me”; Irama con “La ragazza col cuore di latta”; Ultimo con “I tuoi particolari”; Nek con “Mi farò trovare pronto”; Motta con “Dov’è l’Italia”; Il Volo con “Musica che resta”; Ghemon con “Rose viola”; Federica Carta e Shade con “Senza farlo apposta”; Patty Pravo e Briga con “Un po’ come la vita”; Negrita con “I ragazzi stanno bene”; Daniele Silvestri con “Argento vivo”; Ex-Otago con “Solo una canzone”; Achille Lauro con “Rolls Royce”; Arisa con “Mi sento bene”; Boomdabash con “Un milione”; Francesco Renga con “Aspetto che torni”; Enrico Nigiotti con “Nonno Hollywood”; Nino D’Angelo e Livio Cori con “Un’altra luce”. Annunciata per mercoledì 9 gennaio la conferenza stampa di Sanremo 2019 in cui si dirà di più. Al momento è confermato che non ci sarà il meccanismo di eliminazione (“cruento” per Baglioni) come già l’anno scorso e che non ha fatto calare gli ascolti, e che tutti i 24 giovani conosciuti questa settimana su Rai1 nei quattro pomeriggi condotti da Luca Barbarossa (salutato come “leader” da Fasulo) e nelle due prime serate (in onda anche su RaiItalia) di Baudo e Rovazzi (“una conduzione che rimarrà per composizione, ironia, professionalità, affetto, empatia”, dice Fasulo; “il giovane maturo e il maturo giovane”, come li definisce Baglioni) calcheranno il palco dell’Ariston anche a febbraio.

“L’anno scorso ho detto che Sanremo dovrebbe durare due settimane ed eccoci qua”, afferma Baglioni che considera il Festival “una missione”. “Sanremo Giovani” per lui “va ripensato” ma ne è felice, perché “si parla tanto di giovani, ma poi realmente pochi fanno davvero qualcosa per loro”. Grazie al Ministero degli Affari esteri e agli istituti di cultura italiani sei giovani avranno la possibilità di esibirsi in sette capitali. Sanremo è un evento musicale che “viene ripreso dalle telecamere, non facciamo un programma tv – precisa Baglioni -. Io so architettare attorno alla forma canzone uno show e il modo di presentare il tutto, ma sarà la tv con la sua capacità a saper entrare nelle case dei telespettatori. Plauso a Baudo e Rovazzi, che hanno combinato plasticamente l’idea alla base di ‘Sanremo giovani’, tradizione con innovazione. Complimenti a Einar e a Mahmood, nuovissima realtà musicale. La musica pop, corrente, popolare è l’unica veramente in evoluzione. Tutte le altre musiche creano un mantenimento di loro stesse nel tempo. Nell’insieme abbiamo ascoltato 1549 canzoni ricevibili (ne sono arrivate molte di più, ma i contenuti non erano adatti). Siamo stati rimbambiti dalla bellezza e a volte dalla mancanza della stessa. I 24 brani che abbiamo potato qui hanno un notevole standard qualitativo, noi siamo soddisfatti. È sempre ardito presentare 24 volti nuovi con 24 canzoni inediti. Il nostro interesse non era di compiacere il pubblico col già noto”.

Baglioni difende la scelta di “Sanremo giovani”. “Il fatto di aver spacchettato i due festival, non creando la sensazione di un festival di serie A ed uno di B ci ha permesso di guardare a Sanremo come fotografia dell’esistente. La musica pop in continuo viaggio va fotografata nel momento vitale, preferendo a parità di condizione quello che si sente alla radio, sul web, quello che alcuni artisti hanno già saputo conquistare sui palchi e nei club e che può avere come destinazione anche il pubblico televisivo. Quando ho deciso di ripetere l’esperienza di direttore artistico ho pensato alla parola latina ‘bis’ che significa due volte ma in doppio modo e in modo doppio, cioè fare nuovamente il festival ma rifarlo cercando di dare una sorta di nuova linfa. Ci sono state tante edizioni di Sanremo, a volte sono state vagoni altre volte locomotive, io vorrei fare un festival locomotiva in grado di trainare ciò che succede e che sia profetico di quello che verrà, un festival che sia di avanguardia e non di retroguardia: ascoltare l’esistente che diventerà popolare in tutte le bulimie dell’ascoltare musica oggi ovunque, dedicando il nostro affetto e la nostra passione. Non mi sono ritirato per senso di responsabilità se no sembrava veramente una botta di culo, chi sa cosa succede la seconda volta. Realizzare il Festival di Sanremo è un lavoro molto serio, a cui ci si dedica dalla mattina alla sera, anche con imprecazioni quando non ci si trova d’accordo su alcune cose. Cerco di restituire l’immagine del contingente e prevedere, presentare sul palco dell’Ariston ciò che è proiettato nell’avvenire immediato”.

Immerso così nel grande panorama della musica italiana, Baglioni anticipa che molte delle canzoni che si ascolteranno a Sanremo “sono dedicate all’idea dell’essere figli e padri, c’è come l’esigenza comune di rivolgersi al proprio passato e al proprio futuro, forse per la vaghezza del momento. Credo che questo si riscontri in molti pezzi, come in quelli di Nek e Renga. Nessuna generazione sembra avere la certezza di sé oggi, lo si vede anche in Achille Lauro. Tutti gli artisti si portano dietro la sensazione che il tempo non si afferra mai. Grande vitalità nella proposta degli Ex-Otago e dei Negrita. Arisa molto curiosa, eccentrica. Anna Tatangelo nel solco della tradizione con intenzioni di andare avanti. Alcune canzoni sono d’amore, tradizionali serenate con un linguaggio attuale. Ma non vorrei nominarli tutti se no divento un ‘dicitore’ artistico. Sento prepotente una comunanza del suono attraverso diversi stili di far canzone e sonorità all’interno della più consueta forma del Festival della canzone. Il numero 69 dà l’idea del ribaltamento, comunque lo giri riesci a trovare una lettura. È una scelta di cast ardita e coraggiosa. Il pericolo è il nostro mestiere. La rivoluzione è quella parola che tu fai tutto il giro del cerchio e il 9 o il 10 febbraio mattina quando fai il punto puoi parlare del viaggio fatto come interessante, pezzi che potrei cantare. Io ho già il mio medley nella testa. Mentre già lo canticchiavo stavo guidando come un’imbarcazione e continuavo a ripetere sono il ‘dirottatore’ artistico, quello che stiamo facendo è prendere questa barca e portala un po’ da un’altra parte per vedere com’è fatto un altro luogo”.

“Proprio per il carattere di mostra, esibizione che è Sanremo, non credo si possa omologare ciò che viene presentato qui – continua Baglioni -. In tutti questi anni non ho mai capito cosa sia quello che viene definito un pezzo da Sanremo, quale sia la classica canzone sanremese”. Il Festival è “innanzitutto il concorso che molti ora stanno accettando come normale. Quando io ho cominciato la mia casa discografica, la Rca, era contraria al Festival e organizzarono loro un concorso all’interno degli studi di via Tiburtina, così ho avuto un percorso diverso e a Sanremo non ci sono mai stato se non in due occasioni, una volta per ricevere un premio da Pippo Baudo ed una seconda da Fazio come ospite. Molti si sono sempre sentiti lontano dal Festival come se fosse un marchio d’infamia, un’omologazione”. “La musica è fruita tantissimo in tv però per altre motivazioni. Programmi dedicati alla musica come lo è stato ‘Discoring’ dove uno andava a presentare il proprio progetto non ci sono oggi. Il Festival offre attenzione alla musica”. Meglio, Sanremo “è la celebrazione della musica italiana, non è una super trasmissione tv”, “con ospiti, e non superospiti”. Gli artisti stranieri? “Se vogliono fare una capatina e farci visita devono pensare di rispettare il luogo e il popolo che li ascolta in segno di amicizia – dice Baglioni -. Sanremo è una manifestazione internazionale di suo, è come il Colosseo, è un brand internazionale, un posto dove si fa musica. Ora mi faccio ‘dittatore’: e a Sanremo dico si canti non in italiano, ma italiano. Il modello è l’esibizione di James Taylor l’anno scorso all’Ariston. Gli artisti stranieri devono partecipare all’idea del Festival e alla sua mostra”.