Santoro invoca la “rivoluzione” Rai: Gabanelli dg, Travaglio al Tg1

- Roma

L'anchorman: “Ma a me questi non sembrano rivoluzionari. Alla fine metteranno un altro Conte. Anche in Viale Mazzini”.

Michele Santoro si candida al cda Rai e il suo “programma” di governo lo spiattella stamane sulle colonne de “Il Foglio”. “Lega e Movimento cinque stelle dicono di essere rivoluzionari? Benissimo – premette l’anchorman Rai intervistato da Salvatore Merlo -. Adesso devono farci vedere come si compie questa rivoluzione. Anche nella televisione di stato. Se vuoi cambiare, non è difficile, basta mettere le persone giuste. E non solo nel cda, dove mi sono candidato io. Ma alla direzione generale, a capo delle reti e dei telegiornali. Sento dire che vogliono dare un programma a Milena Gabanelli, nella striscia serale dopo il Tg1. Questo non ha niente di rivoluzionario. E’ rivoluzionario se la Gabanelli la fai direttore generale, o se le dai la direzione del primo telegiornale. Se il governo del cambiamento significa mettere anche alla guida della Rai uno come Conte, un esecutore, allora che rivoluzione è? E fatela ‘sta rivoluzione, dico io. Metteteci Marco Travaglio, al Tg1!”.

Uscendo dalla provocazione e guardando alle cose concrete, Santoro elenca la sua agenda per il servizio pubblico: “Girerei per le diverse sedi Rai in Italia. Vorrei organizzare i produttori indipendenti. Vorrei che in Rai tornassero i documentari. Sono pronto a fare questo lavoro, e senza prestare servizio per una parte politica. La Rai è stata depotenziata. E invece dovrebbe essere un servizio per il paese, dovrebbe aiutare le forze migliori del paese a emergere, a manifestarsi. I capistruttura della Rai un tempo erano dei produttori, non dei modesti funzionari. Bruno Voglino tirò fuori Chiambretti e Guzzanti. Il capostruttura Rai era la mente della creazione di un programma. Crescenti, Tantillo, Beghin… e sto facendo solo pochissimi esempi. Oggi i programmi escono fuori dalle idee degli agenti delle star televisive. Nascono dalle case di produzione private, che sarebbero anche in grado di fare dei bei prodotti perché ne hanno la capacità e le competenze, ma invece adattano i loro show alla mediocrità dei funzionari Rai, gente che non vuole problemi. Una volta c’era `Studio uno’. Era il varietà. Ogni anno lo conduceva una star diversa. Non c’era un volto che rimaneva lì per venticinque anni invecchiando assieme al programma. Quella Rai aveva un solo canale, e cambiava star ogni anno. Oggi abbiamo cento canali e sempre le stesse persone che fanno le stesse cose. E’ evidente che c’è una lottizzazione. Che una volta almeno corrispondeva a una visione politica e culturale, mentre adesso è solo potere: il potere degli agenti, il potere delle case di produzione, le censure della politica e la mediocrità generale di persone che hanno paura della loro ombra”.

Ma adesso – chiede Merlo – c’è il governo del cambiamento. “Per questo dico: mettete la Gabanelli alla direzione generale. C’è bisogno di gente – argomenta Santoro – che perda la faccia, se fa sciocchezze o non corrisponde alle aspettative. Però, come ho già detto, a me questi non sembrano rivoluzionari. Alla fine metteranno un altro Conte. Anche alla Rai. Perché la verità è che la Rai è un cavallo che se si rialza, poi corre e non sai cosa provoca. La politica prova sempre a farlo andare al passo delle sue esigenze. Ci avevano provato a farlo correre. Con Campo Dall’Orto. E avete visto com’è andata a finire. L’hanno disarcionato”. Non ti eleggeranno mai al cda, lo sai? “E io mi chiamerò fuori dalle produzioni Rai. E una volta libero dirò quello che penso. Dirò quello che ho visto in questi anni, senza problemi”.