“La serie ‘Il nome della rosa’ perde ascolti? Deve sconfiggere due grandi nemici: uno è il grande libro, e l’altro è il film di Jean-Jacques Annaud che forse non era un capolavoro, però c’era Sean Connery”. L’attore e autore tv sarà in scena al Ciak di Roma con “Ciak Signò”, un modo divertente di parlare di teatro. Anticipazioni a LoSpecialista.Tv.

Il sipario si apre e sul palcoscenico compare un attore che si applica ad omaggiare il teatro, quello con la “T” maiuscola, recitando un mix shakespeariano tutto suo. Ma poi l’intervento maldestro di un altro interprete crea un pasticcio clamoroso, e dalla riflessione aulica si passa alle risate sonore. Attenti a quei due… Cioè a Marco Marzocca e Stefano Sarcinelli che propongono una versione riveduta e corretta dei loro divertenti “scontri” a suon di battute in “Ciak Signò”, in scena al Teatro Ciak di Roma da giovedì 28 marzo a domenica 7 aprile. LoSpecialista.Tv ha incontrato Sarcinelli, attore ed autore televisivo, nonché “spalla” di grande capacità artistica ed abilità comica.

Chi è Signò? Un amante esclusivo di Shakespeare, o del teatro classico in generale?
“Il teatro classico e Shakespeare vanno a braccetto”.

Tu e Marzotta avete scritto lo spettacolo insieme?
“È nato da un canovaccio che via via facendo lo spettacolo si è arricchito di improvvisazioni che nascevano sera dopo sera. È un testo che si rifà alla commedia dell’arte perché i due personaggi, carnefice e vittima, in questo caso Signò, il principale, sarebbe la vittima, e il suo servo, che potrebbe essere un Arlecchino moderno, un Pulcinella dei giorni nostri, gli rende difficile la vita”.

Da quando portate in scena questo spettacolo?
“Nello specifico ‘Ciak Signò’ lo presentiamo in una forma messa su proprio per il Teatro Ciak di Roma. Un’opportunità per noi di trovare meccanismi nuovi per questi due personaggi che la fanno da padrona”.

Questo incontro tra Arlecchino e Pantalone lo avete già proposto in tv…
“Sì, lo abbiamo fatto ultimamente a ‘Cavalli di battaglia’ con Gigi Proietti, un anno e mezzo fa su Rai1 il sabato sera. Poi c’è capitato di farlo in qualche altra ospitata, ma lì lo abbiamo consacrato in tv”.

Lo spettacolo sarà ogni sera diverso?
“La ricerca non finisce mai, ma ciò che funziona lo teniamo nel copione. Fortunatamente con Marco ci divertiamo, c’è un clima di rilassatezza artistica tale che è facile inventarsi sempre novità”.

Dopo il Teatro Ciak andrete in tournèe con questo spettacolo?
“Dovremmo fare un po’ di tappe questa estate, e poi la stagione prossima, sempre al Ciak, ci piacerebbe presentare una nuova commedia vera e propria”.

La state scrivendo ora?
“Sì”.

“Ciak Signò” è una riflessione sul teatro di oggi rispetto a ieri?
“Sì, cercando di far ridere il pubblico, quindi ci poniamo in un’ottica di ironia ed autoironia, non pretendiamo di fare un saggio sul teatro, ci mancherebbe altro. Però è anche vero che il teatro nella sua complessità è una cosa semplice, e forse questa semplicità potrebbe essere una chiave per rinnovarlo. Già fortunatamente è un proceso in atto, perché i teatri stanno tornando ad avere un loro pubblico. Quindi contribuire nel nostro piccolo a rinfoltire un po’ il pubblico teatrale con questi meccanismi semplici può essere utile”.

Nel tuo percorso di formazione quali i punti di riferimento teatrali?
“Io mi sono formato con Mariano Rigillo: da giovane sono stato il suo aiuto regista ed ho fatto parte della sua compagnia per tre, quattro anni. Ho avuto la fortuna di incontrare un grande maestro in questo senso. Poi ho lavorato con Franco Parenti, Annibale Ruccello, Nello Mascia, tutti quanti uomini di teatro che mi hanno insegnato moltissimo, dai quali ho rubato tutto quello che potevo per farlo diventare un bagaglio personale, sia culturale che umano e lavorativo”.

Punti di forza e debolezza del teatro contemporaneo?
“I punti di forza penso siano sempre gli stessi, cioè gli attori. Fino a quando una cultura, un popolo, un’arte riesce a fornire artisti in grado di rappresentare l’animo umano attraverso la rappresentazione, il racconto, e suscitare emozioni nel pubblico, il teatro avrà un suo futuro. Una cosa che secondo me potrebbe aiutare molto, e che forse langue, è la presenza degli autori, i testi teatrali non sono tantissimi e si avrebbe bisogno di un po’ di repertorio in più per le compagnie”.

È una sfida che ti proponi anche tu visto che sei un autore tv?
“Per carità, fare l’autore televisivo è un conto, e scrivere per il teatro è un poco più complesso. Ci ho provato, qualche cosa ho fatto, ma non mi sento di dire che io sia un autore. A parte che non sono più un ragazzino e potrei essere un autore in pensione, però la cosa importante è che ci sia questa tensione, magari hai visto mai mi possa venire qualche idea buona…”

Dal tuo punto di vista privilegiato, lavorando ad un programma divertente come quello di Amadeus “Stasera tutto è possibile” di cui sei autore, come pensi si possa promuovere maggioramente il teatro in televisione?
“Guarda quel programma un po’ ci prova, perché in pratica è un programma fatto da ospiti che sono attori. Col meccanismo del gioco in realtà lavorano come se fosse un palcoscenico di un teatro, perché devono improvvisare sollecitati da quello che scriviamo noi come autori e da quello che un po’ viene fuori dal lavoro fatto insieme agli altri durante i giochi: quindi viene fuori la capacità artistica di improvvisare e di essere attori, avere questa capacità di inserirsi nei meccanismi di questo grande gioco del teatro”.

Per la tv stai lavorando ad altro?
“Sì, sto lavorando con Marco Marzocca ad un programma che dovremmo fare per RaiSat Cinema che s’intitola ‘Riassunto delle puntate precedenti’. Un piccolo programma, perché non avremo un budget da poter fare chi sa che cosa, ma è un programma sulla memoria: parlare delle fiction e degli sceneggiati televisivi. Attraverso l’occhio della comicità, del divertimento, dell’ironia, ci piacerebbe rivisitare dei vecchi sceneggiati della Rai che in qulache modo erano anche uno specchio del nostro Paese e quindi, attraverso questo racconto divertente e divertito, parlare un po’ di com’era l’Italia e gli italiani”.

Parlerai tipo degli sceneggiati di Roberto Rossellini?
“Parleremo degli sceneggiati e delle fiction che ebbero un grande successo in Italia. Quindi parliamo di ‘A come Andromeda’ (1972), ‘Il segno del comando’ (1971), lavori un po’ più popolari, per il grande pubblico, non trascurando anche il resto, ma l’obiettivo di partenza è quello, poi vediamo come verrà il programma… speriamo bene!”

Trattando gli sceneggiati e le fiction del passato, ti sei per caso fatto un’idea del perché il kolossal “Il nome della rosa” dopo il buon esito dell’esordio stia perdendo ascolti di puntata in puntata su Rai1?
“In questo caso devi sconfiggere due grandi nemici, uno è il grande libro, e l’altro è il film di Jean-Jacques Annaud che forse non era un capolavoro, però c’era Sean Connery e l’hanno trasmesso tantissimo in televisione. Magari tutto ciò non ha aiutato. Io non posso giudicare perché non ho visto la serie. Penso che John Turturro sia un attore straordinario, quindi non ho nulla da eccepire; però magari il pubblico non ha gradito questo raffronto, questo rapporto… Ma magari mi sbaglio”.