Se entrare nel cda Rai diventa una “lotteria”

- Roma

Nella proposta di Roberto Fico 5 membri invece di 7 al settimo piano, sorteggiati dall’Agcom. Ma l’ultima parola se la tiene comunque stretta la politica… Il M5S ne parla l’8 novembre in Senato.

La riforma della governance Rai voluta da Matteo Renzi è appena entrata in vigore e per Viale Mazzini – visto che i partiti sono rimasti ben saldi all’interno dei cancelli – è già tempo di controriforma. Se ne parlerà il prossimo 8 novembre al Senato dove il Movimento 5 Stelle ha organizzato un convegno. Ma che i grillini facciano sul serio lo hanno fatto intendere prima il presidente della Camera e poi il ministro dello Sviluppo economico. Roberto Fico non ha dubbi: “Serve coraggio, c’è urgente bisogno di una riforma della governance Rai. Maggiore indipendenza e lontananza dalla politica. Serve un cambio di paradigma, e bisogna cambiare il modo in cui è scelta la governance”. Ma il cambio del paradigma secondo Fico serve anche all’interno dell’azienda: “C’è un atteggiamento su indipendenza da cambiare all’interno della Rai”.

D’accordo con lui Stefano Patuanelli: “La Rai deve essere sempre più lontana dai partiti e sempre più vicina ai cittadini e alle loro esigenze informative. Si tratta di una sfida importante e difficile da portare avanti con l’impulso centrale del Parlamento e di questa Commissione”, ha spiegato il ministro in commissione di Vigilanza sulla Rai. “Nel programma di governo ci siamo ripromessi di realizzare un nuovo sistema di governance per la Rai. Nei due rami del Parlamento sono state presentate proposte di legge che vanno in questa direzione e che guardiamo con molto interesse nel loro iter parlamentare”. Quello che dovrà cercare il Movimento – come ha spiegato il senatore Primo Di Nicola – è “una sintesi tra queste proposte”.

Nella Rai che piace ai grillini i candidati consiglieri (ne sono previsti cinque contro i sette attuali) devono inviare all’Agcom un curriculum e una “tesina” sul servizio pubblico del futuro. Dovranno essere competenti, naturalmente, ma soprattutto indipendenti: non aver ricoperto cariche governative, politiche elettive e partitiche nei sette anni precedenti la nomina. Raccolte le candidature, l’Agcom pubblica l’elenco dei candidati in possesso dei requisiti e “sorteggia i nominativi”. I fortunati, a quel punto, vengono ascoltati in un’audizione pubblica dalle commissioni parlamentari competenti (quella di Vigilanza verrebbe abolita), che a maggioranza dei 2/3 possono esprimere un parere sfavorevole e chiedere all’Agcom il sorteggio di un nuovo nominativo. Una procedura certamente più trasparente, che lascia comunque al Parlamento un “potere di veto” a fronte di un’oggettiva inidoneità del candidato sorteggiato. Un sorteggio a doppio turno, insomma, ed effettuato da un’Autorità i cui vertici sono nominati anch’essi dalla politica. Presidente e ad se li sceglie il cda dove un consigliere eletto dai dipendenti non ci sarebbe più…

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