Levata di scudi degli esercenti UniCi: “Nessuna sala proietti film in contemporanea con la piattaforma internet pena l’uscita dal consorzio”.

“Non proietteremo film in contemporanea con Netflix in tutte le 77 strutture UniCi, pena l’esclusione dal circuito”: sì al dialogo, ma una forte presa di posizione da parte del Consorzio privato che rappresenta il 15% degli esercenti italiani, e che oggi ha lanciato dalla sede Hdrà di Roma la Carta del Cinema, una piattaforma programmatica per riscrivere le regole del mercato cinematografico italiano. Tre le posizioni di base: la sala è contemporanea, non in contemporanea con le altre piattaforme; le uscite dei film devono essere distribuite sui 12 mesi; e il Mibac deve essere un presidio di garanzia per nuove regole.

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È bastato quello che UniCi ha definito “una fuga in avanti” per far incrinare il brindisi sollevato neanche un anno fa davanti all’entrata in vigore della nuova Legge sul cinema. Il film “Sulla mia pelle”, presentato alla Mostra del cinema di Venezia ed uscito in contemporanea su Netflix, ha creato uno scompenso enorme nel mercato cinematografico italiano. Andrea Occhipinti, produttore del film, ha dato le dimissioni dalla carica di Presidente dei distributori Anica (UniCi riconosce quanto lui si sia speso per l’allungamento della stagione cinematografica), e le sale cinematografiche si sono ribellate non programmando il film. Nel mercato cinematografico c’è tensione, ma gli addetti ai lavori dicono che mai come adesso si stanno confrontando e che c’è dialogo. Richard Borg della Universal, presente all’iniziativa UniCi, ha sottolineato che è fondamentale un’unione d’intenti. Mario Lorini, presidente Anec, anche lui presente, ha affermato che mostrarsi ai tavoli istituzionali con le storiche divisioni degli addetti ai lavori non giova, ed ha sottolineato che questo governo è in costante ascolto.

Il Mibac oggi attenderebbe dagli operatori la risposta su tre definizioni chiave per tutta la catena dei finanziamenti: su quello che è “opera cinematografica”; sull’evoluzione dei media; e sulle “finestre” (“windows”). Il chiarimento sui termini è importante per gli stessi operatori. In una nota ufficiale di un mese fa, le sigle degli esercenti Anec, Anem, Fice e Acec spiegarono che “il crescente successo di eventi speciali nelle sale cinematografiche, che sia un concerto di Vasco Rossi, la fiction su De André o il lancio di nuove serie televisive come ‘Gomorra’ o ‘L’amica geniale’, dimostrano proprio quanto sia imprescindibile il coinvolgimento in anteprima della sala cinematografica anche se si tratta di opere non concepite per il cinema”. Ma all’indomani del successo al cinema de “L’amica geniale” rimbalzato sui media con titoli tipo “L’amica geniale salva il cinema italiano” (tra l’altro un prodotto Rai, e il nuovo Presidente dei distributori cinematografici Anica è Luigi Lonigro, distributore della 01, cioè di Rai Cinema), facendo cassa al botteghino con i primi due episodi degli otto che andranno in onda su Rai1, deve porre interrogativi anche sul concetto di “evento al cinema”: è davvero “evento”? L’eccesso di “eventi” non annulla l’evento? Quelli di UniCi precisano: questo è il caso della “promozione” di un prodotto nato per la tv che mostra anche il potere della sala; altro, invece, è la “valorizzazione” di un prodotto che è importante raggiunga più pubblico possibile e che quindi necessita di finestre appropriate da un canale distributivo all’altro. Finestre che oggi nella maggior parte dei Paesi privilegerebbe ancora le sale cinematografiche con un’esclusiva di circa 105 giorni.

Cosa accadrà dopo la presa di posizione di UniCi? Alla presentazione della Carta del cinema seguirà, hanno detto, un confronto tra gli operatori per definire nel particolare proprio tutti questi punti (in merito, sul futuro della sala, ci sarà anche un convegno agli Incontri del Cinema d’Essai la prossima settimana a Mantova). Ma una domanda resta: perché la sala cinematografica non ha cavalcato la sfida di Netflix con “Sulla mia pelle”? Oggi avremmo forse numeri su cui ragionare e non considerazioni astratte. Un test di prova non avrebbe fatto bene a tutta la filiera cinematografica? Perché è mancato questo coraggio? UniCi risponde che il coraggio corrisponde alla condivisione di una sfida e alla consapevolezza di una scelta. Meglio quindi alzare barricate? Al momento sembrerebbe di sì, questa è la loro posizione. Intanto, sul campo di battaglia resta un film coraggioso come “Sulla mia pelle” sul caso Cucchi. Potenzialmente con una distribuzione contemporanea in tutto il mondo ma di cui Netflix non dà riscontri di risultati. Questo un punto a favore della trasparenza delle sale cinematografiche su incassi e presenze di pubblico. Un pubblico che UniCi vuole riportare al centro, ma che, almeno quello italiano, non ha potuto scegliere se vedere il film al cinema o sulla piattaforma Netflix perché pochissime sono state le sale che hanno accettato di distribuirlo in contemporanea. A soffrire di questa levata di scudi ora sarà anche “Roma” di Alfonso Cuarón, vincitore del Leone d’Oro alla Mostra del cinema di Venezia? Meglio, il potenziale pubblico di “Roma”, perché in ogni caso Netflix se investe tanto ha i suoi ritorni, come anche gli autori del film, visto che stesso UniCi riconosce che senza i soldi di Netflix per Cuarón sarebbe stato impossibile realizzare un’opera così di alto pregio.

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