Se i dirigenti Rai giocano a lascia o raddoppia

- Roma
Stefano Coletta e Silvia Calandrelli. Foto di Margherita Ghinassi presa dal profilo Twitter @margherai.

Stefano Coletta, Ludovico Di Meo, Silvia Calandrelli e Duilio Giammaria hanno fatto il pieno di incarichi. Altri invece…

Prima le poche risorse e il governo col braccino corto; poi l’emergenza coronavirus. Per dirla con l’ad Rai, Fabrizio Salini, “la partenza del Piano industriale è slittata per ragioni evidenti” al 2021. E in molti in Viale Mazzini sono pronti a scommettere che il cantiere delle direzioni orizzontali a quel punto – a soli sei mesi dalla scadenza del mandato dell’attuale cda – non verrà mai portato a termine. Nel frattempo in azienda si registra un fenomeno un pochino strano sul quale – prima che sia costretto a farlo un giudice – è bene che Salini faccia un po’ di chiarezza. I dirigenti giocano loro malgrado a lascia o raddoppia l’incarico. Alcuni ne hanno doppi e tripli. Altri ne hanno uno solo ma “congelato” o “promesso”. Altri ancora, infine, non ne hanno proprio.

Facciamo qualche esempio. Tra i dirigenti che di incarichi ne hanno parecchi il caso più eclatante è quello della brava Silvia Calandrelli, direttore di Rai3 ma anche capo della direzione Cultura e Educational. Vale la pena ricordare che Rai Cultura comprende Rai Scuola, Rai Storia, Rai5, l’Orchestra Sinfonica Nazionale e le produzioni di prosa e musica colta per le reti generaliste. Tra i dirigenti parecchio “affaccendati”, poi, vanno menzionati Stefano Coletta, direttore intrattenimento prime-time e direttore di Rai1, e Ludovico Di Meo, a capo della direzione Cinema e Serie Tv e direttore di Rai2. È evidente che la ratio di tutto questo era che le direzioni verticali (Rai1, Rai2 e Rai3) dovessero svuotarsi piano piano per poi essere affidate a “channel manager” (coordinatori del palinsesto di Rete, senza budget, senza personale e senza potere). Ma ora che il piano industriale è fermo, Coletta, Di Meo e Calandrelli dovranno fare i direttori di Rete vecchia maniera. E non potranno gettare le basi, cosa che invece si poteva immaginare anche in tempi di coronavirus, per le nuove direzioni orizzontali. Anche perché il lockdown finirà prima o poi. E non certo a dicembre 2020. Quando si getteranno quelle basi? E chi lo dovrà fare?

Altra stranezza, poi, si registra su altre direzioni orizzontali. Quella Documentari, per esempio, è operativa; il cda sta per assegnare il budget; ed è affidata a Duilio Giammaria che nel frattempo è una delle colonne dell’informazione di Rai2 (in prima serata il sabato) con il programma “Petrolio”. Ma di quante cose si deve occupare? Franco Di Mare, invece, conduce un programma che ha una discreta audience il lunedì su Rai1 dal titolo “Frontiere”. Doveva occuparsi dell’intrattenimento Day time ma purtroppo per lui sia la direzione sia l’intrattenimento sono in quarantena.

Il rinvio del piano industriale al 2021 sposta poco, invece, per Luca Milano (Kids) ed Eleonora Andreatta “signora” della fiction Rai – per buona pace della job rotation – ormai dal settembre 2012. Tra chi è destinato ad annaffiare le piante, poi, annoveriamo il bravo Angelo Teodoli, direttore coordinamento generi reduce dal successo dell’operazione Fiorello a RaiPlay. Che cosa coordinerà dal sesto piano? Lo stesso si può dire per Fabrizio Ferragni: da luglio 2019 direttore (o funzione equivalente) dell’istituendo canale istituzionale che però non si farà… E poi c’è Teresa De Santis, ex direttore di Rai1, al momento ancora senza incarico. Chissà se ha partecipato al job posting per la nuova direzione nuovi format…

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