Se la BBC vieta la politica sui social ai propri dipendenti

- Roma
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Intanto in Rai un like o una “faccina” al politico di turno sono all’ordine del giorno. E c’è chi si spinge oltre…

In queste ore il Parlamento italiano, in commissione di Vigilanza sulla Rai, e le direzioni Comunicazione e Personale di Viale Mazzini (su mandato dell’ad Fabrizio Salini) si stanno interrogando su come regolamentare l’utilizzo degli account aziendali e – soprattutto – personali della Rai. In attesa che tra risoluzioni, indirizzi, regolamenti e circolari trovino una quadra, Lo Specialista ha dato una sbirciatina a quanto accade Oltremanica, alla mitica BBC. Naturalmente la tv pubblica inglese il problema se lo pone da anni ormai, e l’ultimo aggiornamento risale solo al luglio 2019. La parola magica e “imparzialità” sui social media, sia “nelle nostre attività professionali che personali”. Guai ad apparire “sostenitori di una causa, di un marchio o di un punto di vista” facendo la massima attenzione anche all’utilizzo dei semplici like o degli hashtag. Ma la “zietta” non si limita a marcare stretto tutti gli account con brand BBC. Regola per bene anche le attività personali di tutti coloro che direttamente, o indirettamente (in qualità di produttori di programmi, manager, giornalisti o presentatori), possono essere associati al servizio pubblico e potrebbero potenzialmente “comprometterne l’imparzialità” e “danneggiarne la reputazione”. Il tutto per sgombrare il campo da “qualsiasi interesse commerciale e personale”. Ma anche politico…E scrivere sotto al proprio account che le opinioni sono espresse a titolo personale non mette al riparo da contestazioni per aver violato le linee guida dell’Azienda.

In particolare, i dipendenti della BBC non devono “dichiarare o rivelare pubblicamente come votano o esprimere sostegno per qualsiasi partito politico; esprimere un’opinione a favore o contro qualsiasi scelta politica oggetto di dibattito; difendere qualsiasi posizione particolare su una questione di politica pubblica, controversie politiche o industriali o qualsiasi altro argomento controverso”. Il tutto facendo attenzione ai commenti, ma anche alla condivisione di post o al gradimento (like, faccine e quant’altro) o all’utilizzo di hashtag adottati dai partiti. E la BBC invita anche a controllare i following: seguire solo gli account di una determinata corrente di pensiero è facilmente traducibile in una presa di parte che porterebbe “discredito” all’azienda. Massima restrizione, infine, per commenti o contenuti offensivi o sprezzanti, facendo attenzione a non approfittare (e abusare) della propria notorietà. Se Oltremanica sapessero che in Rai, non dipendenti qualsiasi ma direttori di Reti e telegiornali, importanti conduttori e giornalisti influenti usano a piene mani i like sotto i post dei leader politici! Ma d’altronde in Viale Mazzini c’è chi sostiene apertamente “il mio editore è il governo”. E non sui social, ma in conferenza stampa e in interviste sui giornali… Prima di addomesticare i social dei dipendenti Rai forse bisognerebbe mettere al guinzaglio la politica con una nuova legge sulla governance che tenga fuori il Palazzo dai cancelli di Viale Mazzini. Io me la rischio e un like ce lo metto…

Ma torniamo in Italia. All’esame della commissione di Vigilanza c’è una risoluzione su “princìpi di indirizzo e linee guida sull’utilizzo dei social media da parte dei dipendenti e collaboratori della Rai”. Relatori il presidente Alberto Barachini e il segretario Michele Anzaldi. Linee guida che riguardano sia l’uso dei profili ufficiali delle testate e delle trasmissioni Rai sia l’uso privato dei social media. Indirizzi da girare al settimo piano che sull’argomento ha già messo al lavoro il management per esplicitare norme già contenute nel codice etico.

Per quanto riguarda i profili e le pagine dell’Azienda – si legge nella bozza della Vigilanza – “sono gestiti esclusivamente dal personale incaricato. È fatto divieto di creare pagine e profili riconducibili all’Azienda attraverso account personali o di gruppo o di struttura. Gli incaricati della gestione di un account ufficiale sono responsabili della sua sicurezza contro ogni uso non autorizzato… …Si raccomanda agli incaricati della gestione degli account ufficiali di interagire con il pubblico in modo rispettoso, educato e aperto al dialogo. Vanno assolutamente evitati flaming e hate speech. In presenza di commenti offensivi e attacchi gratuiti da parte del pubblico, si raccomanda agli incaricati della gestione dell’account di rispondere puntualmente attenendosi ai fatti ed evitando di usare linguaggi e modi che possano nuocere alla reputazione dell’Azienda”.

Per quanto attiene invece ai profili personali “il dipendente o collaboratore della Rai è libero di rendere noto sui propri profili social il ruolo dal medesimo ricoperto all’interno dell’Azienda, avendo cura di specificare che si tratta di un profilo privato ed evitando di utilizzare il logo ufficiale della Rai per non indurre in equivoco sull’ascrivibilità all’Azienda dei contenuti pubblicati. Si raccomanda di adottare ogni cautela affinché i pensieri espressi, i toni utilizzati e i contenuti condivisi sui social network – ivi compresi i ‘retweet’ e i ‘like’ nonché ogni altra forma di apprezzamento di testi, foto o video altrui – siano rispettosi dei principi di cui al Contratto nazionale di servizio, quali l’imparzialità, l’indipendenza, il pluralismo, il principio di legalità, il divieto di discriminazione, il rispetto della dignità della persona, il contrasto ad ogni forma di violenza etc”.

Nel manifestare il proprio pensiero e nel condividere contenuti sui social network, si raccomanda di osservare i limiti della “continenza verbale (correttezza espressiva) e sostanziale (verità dei fatti), avendo cura di non contribuire alla diffusione di fake news”. “Si valuti attentamente l’opportunità di esprimere e condividere opinioni politiche o di prendere parte a discussioni su questioni specifiche, potendo tale condotta minare la credibilità dell’Azienda che, in qualità di concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale, è tenuta al rispetto dei canoni di equilibrio, pluralismo, obiettività, imparzialità e indipendenza. È fatto divieto di utilizzare il proprio profilo personale per dichiarazioni ufficiali dell’Azienda o per la divulgazione di informazioni riservate o di notizie non ancora pubblicate sui profili dell’Azienda medesima. Ad eccezione del caso di eventi pubblici, si raccomanda di non divulgare foto, video, o altro materiale multimediale, che riprenda locali e personale dell’Azienda senza l’esplicita autorizzazione delle persone coinvolte”.

Insomma: se diffami ci pensa la legge, se semplicemente non ti contieni ci pensa il settimo piano. Ma sulle opinioni politiche nessun divieto come in Inghilterra, solo un’attenta valutazione sull’opportunità. D’altronde da noi c’è una Costituzione che all’articolo 21 recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Social compresi… E il settimo piano – a quanto apprende Lo Specialista – non ha nessuna intenzione di toccare i dettami dei padri costituenti. Tenere in gabbia i leoni da tastiera della Rai, insomma, per Viale Mazzini (e per il Parlamento) non sarà facile…