Se la Rai ripopola (e ringiovanisce) le redazioni

- Roma

In arrivo concorso su base territoriale per 90 giornalisti; accordo anche per la stabilizzazione di 250 precari di Reti e Testate. “Perugini” e “Idonei” a bocca asciutta.

Il dado è tratto. La Rai – che ha in organico al 31 dicembre 2018 ben 1.735 giornalisti, nessuno con meno di 30 anni e 274 con oltre 60 anni – ne cerca di nuovi, più giovani e (guardando al piano news appena varato) più avvezzi ai nuovi linguaggi della comunicazione e alle nuove tecnologie. In particolare – come da delibera del cda del 12 giugno scorso ora nelle mani del Dg Alberto Matassino – l’amministratore delegato, Fabrizio Salini, ha avuto mandato per organizzare un nuovo concorso “su base territoriale” (bando con graduatorie regionali) per “circa 90 giornalisti” il cui esito è atteso per la primavera del 2020. Personale – si legge nelle delibera visionata da loSpecialista.tv – “da introdurre nell’arco temporale di validità della graduatoria del concorso, non superiore a tre anni”. Ma non basta. Come promesso a più riprese anche dallo stesso Salini, il settimo piano si accinge a dire basta al precariato e a far firmare il “giusto contratto” a molti dei giornalisti che lavorano nelle Reti o nelle Testate inquadrati con contratti atipici.

AVANTI PRECARI – Il tutto in forza di due accordi sottoscritti dal settimo piano con l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai (assistito da Fnsi). La platea interessata è di “250″ persone: si dovrà accertare se questi lavoratori autonomi e subordinati siano in possesso dell’iscrizione all’albo dei giornalisti professionisti (il caso Iman Sabbah ha fatto scuola!) e se abbiano realmente svolto fin qui attività giornalistica nei programmi informativi delle Reti e nelle Testate. Due accordi che martedì 30 luglio (ore 11, presso la sede romana di Fnsi) saranno presentati dal Segretario e dal Presidente Fnsi, Raffaele Lorusso e Beppe Giulietti, e dal Segretario Usigrai, Vittorio di Trapani.

STOP PERUGINI E IDONEI – Nessun accenno, invece, agli studenti della scuola di giornalismo di Perugia, circa 70 diplomati negli ultimi tre bienni in attesa di una collocazione alla quale però non hanno diritto nonostante l’azienda spenda circa 1,4 milioni tra finanziamento diretto e stipendi ogni anno per sostenere la scuola. E poi ci sono i giornalisti del concorso 2014/15 che ha prodotto 100 vincitori e 287 “idonei”. Graduatoria che l’azienda ha scalato fino alla posizione 201 (qualcuno ha rinunciato) lasciando sul campo 186 professionisti, un centinaio scarso dei quali si è costituito in “comitato” per combattere la battaglia dell’assunzione. Sono assistiti dall’avvocato Vincenzo Iacovino che dopo il Tar con ogni probabilità non mancherà di “scomodare” anche la Procura della Repubblica, la Corte dei Conti e il Giudice del Lavoro. Insomma, un concorso ad handicap! E se poi “Giggino” abolisce il canone Rai in bolletta, chi li paga duemila stipendi ai giornalisti con la pubblicità?

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