La pubblicità su Internet guarda per oltre il 70% a Facebook e Google, e allora il mondo dell'editoria scommette sulle news a pagamento. Ma il lettore italiano va a scrocco...

Il 33% degli italiani visita siti internet di informazione almeno una volta al giorno e si informa sia guardando video sia leggendo testi; il 32% degli italiani lo fa almeno una volta alla settimana. È questo il trend – rimasto identico negli ultimi due anni – fotografato dalla Doxa e contenuto nell’Osservatorio internet media del Politecnico di Milano. Il problema, per il mondo dell’editoria, è che il 92% degli intervistati dichiara di non pagare per fruire di giornali, riviste e servizi di news online, ritenendo (nel 59% dei casi) “sufficiente l’offerta gratuita reperibile on line”. Un mercato drogato, insomma, in cui l’informazione corre veloce sulla rete, e in pochi hanno voglia e tempo di rallentare e approfondire (a pagamento). A farne le spese, in primis, proprio i giornalisti rimasti incastrati in questa benedetta rivoluzione digitale. Negli ultimi 5 anni sono andati persi 2.704 posti di lavoro nel mondo giornalistico, un calo di oltre il 15%. Quasi 18 mila rapporti di lavoro giornalistico del 2012 sono diventati oltre 15 mila del 2017. E solo la metà dei giovani giornalisti ha un impiego vero, che non sia collaborare per qualche euro al pezzo (da recuperare dopo un paio di mesi) o una “sontuosa” partita Iva. Di cinquant’enni in ammortizzatore o disoccupazione, poi, ce ne sono in abbondanza. Sono le redazioni ad esser divenute deserte…

Il 72% del tempo totale speso su internet avviene tramite mobile device, ed il 50% del tempo speso su smartphone o tablet è passato navigando tra le pagine di Facebook (33%) e Google (17%) sommando il traffico in App e tramite Web Browsing. Guardando nel dettaglio il tempo speso online dalle fasce anagrafiche più giovani, dietro ai due OTT troviamo siti dedicati all’Entertainment e al Gaming.
 

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