Il presidente della Rai, Marcello Foa.

Pende risoluzione Vigilanza che ha chiesto passo indietro: non è vincolante, ma impegnativa. E i numeri in cda per un voto sono incerti.

Sarà il prossimo consiglio d’amministrazione della Rai a valutare se – nonostante l’invito esplicito giunto dalla commissione di Vigilanza – il presidente Marcello Foa dovrà lasciare o meno la presidenza di Rai Com. Un cda che sarebbe in agenda per venerdì 5 luglio (è prevista l’approvazione dei palinsesti autunnali), ma che i consiglieri Riccardo Laganà e Rita Borioni – in forza di una lettera appena spedita al presidente – vorrebbero celebrare prima in un’assise straordinaria (27 o 28 giugno). Ma a prescindere dal giorno, non sarà facile per il settimo piano dirimere il “rebus” Foa.

Due consiglieri (Borioni e Laganà) chiederanno il passo indietro. Beatrice Coletti (in quota M5S) dovrebbe seguire l’indicazione che arriva da Luigi Di Maio, ma il 24 gennaio scorso ha votato per Foa alla presidenza di RaiCom e per di più in quella tornata ha assunto il ruolo, con Giampaolo Rossi, di consigliere di Rai Pubblicità. Qualcuno dice che potrebbe astenersi… Mentre Igor De Biasio, indicato al cda di Rai Com, e Rossi dovrebbero votare per il mantenimento del doppio incarico.

L’ad Fabrizio Salini, poi, ha già fatto capire in Vigilanza come la pensa. “Per la Rai, anche alla luce del parere del Mef (e dei pareri legali in azienda, ndr), non c’è incompatibilità tra il ruolo di presidente di Rai Spa e quello di presidente di Rai Com”. Non solo. “Il cumulo delle cariche consente di ottimizzare la programmazione strategica” per l’azienda, di “rimuovere gli ostacoli all’interno del gruppo”, di “condividere le competenze” e di “beneficiare degli effetti sinergici”. Un Foa che come ha ricordato Salini “ha rinunciato ai compensi e non ha nessuna delega operativa a Rai Com”. Niente soldi e niente potere, insomma. Solo una grande “impuntatura” politica. Una prova di forza, insomma. L’ennesima di questa Legislatura tra gialli e verdi.

Se si arrivasse al voto, insomma, sarebbe un probabile tre a tre in cda, a patto che Coletti rispetti gli ordini di scuderia. E poi c’è Foa, il cui voto – a questo punto – potrebbe risultare decisivo. Insomma, se vorrà fare un passo indietro dovrà, e potrà, essere lui stesso a deciderlo. E lo farebbe per rispetto istituzionale considerando la risoluzione “non vincolante” ma “impegnativa”. Intanto dal Pd Michele Anzaldi fa sapere: “Se non si dimette vado al Tar”. Mentre Massimiliano Capitanio della Lega non ha dubbi: “Foa non deve dimettersi. Il problema è la nomina? Allora sfiducino Salini”. Come detto, l’ennesima impuntatura…

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