Stefano Napoli, l’artigiano del teatro senza parola

- Roma

Al Macro di Roma il 31 marzo il regista presenta “ Life for Sale”. A maggio al Franco Parenti di Milano è in scena con “Lo strano caso di Elena di Troia”. LoSpecialista.Tv lo ha incontrato in una serata romana al Teatro Ulpiano.

Nel 1985 un’attrice della sua compagnia Colori Proibiti gli ha detto “Basta con la parola, proviamo un altro tipo di esperienza teatrale”, e da allora lui, che già era calato in un percorso di attenzione del movimento del corpo in scena, ha cominciato un nuovo tipo di ricerca sull’espressione dei sentimenti declinando temi universali senza l’utilizzo della voce. Da allora è passato da spettacoli di fantasia a lavori incentrati su soggetti largamente riconosciuti, attinti soprattutto dal mito. È il regista 65enne Stefano Napoli che prepara i suoi live facendoli crescere passo dopo passo, con un lavoro di attenta genesi in sinergia con gli attori per almeno due anni. Nel 2017 Stefano Napoli ha dato vita a “Beauty Dark Queen. Lo strano caso di Elena di Troia”, con Francesca Borromeo, Filippo Metz, Simona Palmiero, Luigi Paolo Patano e Giuseppe Pignanelli, uno spettacolo che approderà al Teatro Franco Parenti di Milano dal 21 al 26 maggio. In scena due uomini, una donna, una dea, una statuetta. Sono Menelao, Paride, Elena, Afrodite, Eros. Le prove continuano incessantemente al Teatro Ulpiano di Roma, dove lo show è replicato a cadenza mensile.

Perché uno spettacolo su Elena?
“In realtà è uno spettacolo sulla bellezza. Le persone cercano sempre di mostrare meno anni ricorrendo alla chirurgia plastica. Sembrano non accettarsi. Elena, a dispetto di ciò, invecchiò al fianco di Menelao e convisse serenamente con il suo decadimento fisico”.

La sua proposta in movimento è danza?
“No, io voglio essere fruibile allo spettatore attraverso il movimento del corpo, ma non è danza. Affronto temi elevati passando anche attraverso l’ironia e il drammatico. Il mio lavoro è molto rischioso, fatto di buio e luci, i gesti sono comunicazione e devono essere quelli, quindi lavoro sempre con gli stessi attori perché ci deve essere confidenza e massima sintonia. Ogni volta per un nuovo spettacolo azzero tutto, cominciando da una parete bianca, arricchendola prima per poi sfrondarla di tutto il superfluo e lasciare l’essenza”.

Mette in scena Elena, dopo aver lavorato su Cleopatra, due “regine dark”?
“Vorrei dare vita ad un trittico, ma non dirò come lo concluderò. Si parte da questi personaggi, dagli elementi più noti al pubblico, Cleopatra simbolo del potere ed Elena della bellezza, per suscitare nel pubblico sentimenti ed emozioni rispetto a questi temi. In più, ricordo che queste donne vengono rappresentate, descritte e conosciute in un modo parziale rispetto alla loro complessità; sono state altro, molto altro, rispetto a come vengono ricordate”.

Il prossimo spettacolo che ha in programma?
“Al Macro di Roma il 31 marzo proporrò ‘Life for Sale – Quadri della vita di un artista: dalla biografia romantica al mercato dell’arte’, cavalcando il progetto di Giorgio de Finis che da ottobre ogni giorno propone qualcosa di nuovo: nessuno può replicare. In un assoluto ideale per me così dovrebbe essere il teatro, una sola volta in scena, chi lo vede, lo vede. Un live è sempre diverso in fondo, non è mai uguale. Per questo spazio deputato a Museo di arte contemporanea di Roma, ho pensato ad uno spettacolo itinerante sul tema dell’essere artista, meglio quello che gli altri vedono nell’artista di oggi. Forse oggi non è considerato tale solo quello che vale ‘monetariamente’, meglio anche uno che non fa nulla di particolare ma che ha successo perché un mercante decide che vale?”

Lei si sente artista?
“Io mi sento un artigiano”.