Sul canale Rai in inglese la parola a Tria e Di Maio

- Roma

Dopo l’annuncio di ricorso alla Magistratura da parte del Comitato per l’Informazione pubblica, Michele Anzaldi presenta un’interrogazione all’azionista.

Le polemiche sul nuovo canale in inglese della Rai – che il piano industriale 2019-21 affida alle “cure” di RaiCom – stanno per arrivare sul tavolo del ministro dell’Economia (l’azionista) e di quello dello Sviluppo economico (firmatario del contratto di servizio). Il deputato del Pd, Michele Anzaldi, ha infatti presentato un’interrogazione a Giovanni Tria e Luigi Di Maio per sapere “se il governo risulti condividere in qualità di azionista la scelta del piano industriale relativamente al nuovo canale in inglese per il servizio pubblico radiotelevisivo e se non ritenga altresì intervenire per quanto di competenza al fine di assicurare che suddetto canale rimanga in capo direttamente alla Rai”. A sollevare la questione, per la verità, in queste settimane sono stati in molti. E tra questi, oltre al consigliere Rai Riccardo Laganà, anche esponenti di spicco del Movimento 5 Stelle che siedono sui banchi della Vigilanza Rai. Oggetto del contendere, in particolare, la doppia presidenza, Rai e RaiCom, affidata a Marcello Foa che prefigurerebbe un conflitto d’interessi.

Il deputato del Pd Michele Anzaldi.

Ora, poi – come richiamato dallo stesso Anzaldi – il Comitato per l’Informazione pubblica, fondato da oltre 100 giornalisti risultati idonei alle selezioni Rai 2015, ha annunciato un ricorso alla Magistratura per impugnare il passaggio da Rai a RaiCom del nuovo canale di notizie in lingua inglese. Assistiti dall’avvocato Vincenzo Iacovino, contestano, infatti, che il nuovo canale ricadrà sotto RaiCom, una partecipata della Rai, in violazione del contratto di servizio e che quindi non dovrà sottostare alle regole previste per il servizio pubblico a partire dall’obbligo per le assunzioni in base a concorso. Un appello alla magistratura per chiedere che il canale in inglese rimanga in capo alla Rai con l’obiettivo che le assunzioni possano avvenire in base allo scorrimento degli idonei in graduatoria del 2015. A Tria e Di Maio l’ardua sentenza.