Sul “caso Foa” si entra in cda al buio

- Roma
Marcello Foa e Fabrizio Salini (foto ANSA/ ETTORE FERRARI)

A poche ore dal board non c’è accordo al settimo piano sulla strada da intraprendere. Senza un passo indietro del presidente scenario complicato.

È l’ora della verità per Marcello Foa. Sarà il consiglio d’amministrazione della Rai in agenda venerdì 5 luglio, infatti, a valutare se – alla luce dell’invito esplicito giunto dalla commissione di Vigilanza – il presidente dovrà lasciare o meno la presidenza di RaiCom. L’ideale sarebbe stato trovare un accordo prima di entrare nella Sala Orsello, ma a quanto apprende loSpecialista.tv, la “partita” è ancora aperta.

Naturalmente la palla è in mano a Foa. La prima opzione, infatti, è quella che il presidente si dimetta da RaiCom. Questione risolta e si passerebbe all’approvazione dei palinsesti autunnali. Ma se Foa mantiene l’“impuntatura”, la palla passa al cda. La seconda ipotesi è che i consiglieri, così come fecero al momento della nomina (ricevendo parere positivo per assenza di incompatibilità tra i ruoli), chiedano di nuovo lumi all’azionista Tesoro. Un modo per buttare in piena estate la palla in tribuna, perché il ministro Giovanni Tria è in tutt’altre faccende affaccendato con Bruxelles. E il settimo piano rimarrebbe per tutta l’estate nel pantano della politica. Una terza possibilità è che Beatrice Coletti (Rai Pubblicità), Giampaolo Rossi (Rai Pubblicità) e Igor De Biasio (RaiCom) si dimettono da consiglieri delle consociate mettendo Foa in evidente difficoltà. La quarta soluzione – la più ardita – è che il cda proceda a un voto per la sfiducia di Foa. Inevitabile al quel punto la spaccatura con i voti di Salini e dello stesso Foa determinanti. Ma la frattura al settimo piano tra gialloverdi sarebbe al quel punto scomposta e difficilmente ricomponibile.

E a guardare la “partita” con molta attenzione sono proprio i gialli del M5S. “Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità, a partire da quelle per eventuali danni erariali che, sia chiaro, se dovessero arrivare, dovranno essere pagati non con i soldi dell’azienda ma esclusivamente dagli amministratori che li hanno causati”, è la minaccia del senatore Primo Di Nicola. Se il cda non procede, fa capire, sarebbe lampante “l’irrilevanza della Commissione di Vigilanza e insieme ad essa dello stesso Parlamento”. Proprio un bel rebus, complicato quasi come far quadrare i palinsesti autunnali…

Approfondimenti