La direttiva della Commissione passa a Strasburgo con 348 sì, 274 no e 36 astenuti. Ora serve l'assenso del Consiglio europeo. Mogol (Siae): “La ragione e la cultura hanno vinto sui soldi”.

La sessione plenaria del Parlamento di Strasburgo, sul finire della Legislatura, ha approvato – dopo un lustro di dibattiti – la riforma europea del copyright con 348 sì, 274 no e 36 astenuti. Ora serve l’assenso del Consiglio europeo dopodiché chi produce contenuti (artisti, autori, editori, case di produzione) e li vede replicati e rilanciati milioni di volte sui social e sui motori di ricerca avrà diritto alla remunerazione o alla rimozione. Oggi, in forza di una legge sul diritto d’autore risalente al 2001, i profitti della “libera” circolazione online dei contenuti fanno la fortuna di pochi: dal motore di ricerca per eccellenza, Google (e Google News) a Facebook, Instagram, Youtube e così via… Secondo l’Ue da ora in poi, insomma, chi veicola e fornisce quei contenuti – rastrellando miliardi di pubblicità (profilata) nel Vecchio continente – dovrà pagare. O meglio, la Direttiva europea chiede che questi fornitori di servizi di “responsabilizzarsi” e di fare o favorire accordi con autori, editori, produttori, per garantir loro la giusta remunerazione. O che in alternativa si preoccupino della rimozione di questi contenuti. Un equo compenso, insomma, per l’utilizzo sul web del frutto del talento protetto da copyright.

Giulio Rapetti Mogol, Presidente della Società Italiana degli Autori ed Editori.

“E’ una grande notizia, hanno vinto la ragione e la cultura sui soldi” ha dichiarato il presidente Siae Giulio Mogol subito dopo l’approvazione della nuova Direttiva che, ha sottolineato, “non impone una tassa ma riconosce un giusto compenso”. “In Siae abbiamo novantamila iscritti, almeno ventimila guadagnano meno di mille euro al mese senza contributi e spesso sono all’inizio della loro carriera” ha aggiunto Mogol, che ha concluso: “I giovani artisti di oggi saranno poi i grandi di domani”.