“The english game”, il calcio si gioca su Netflix

- Roma

Tutto pronto per la finale di Fa Cup. Ma siamo a fine ‘800 in Inghilterra.

Due giocatori, lo scalpellino scozzese Fergus Suter (primo professionista della storia del calcio, interpretato da Kevin Guthrie) e il banchiere inglese Arthur Kinnaird, destinato a rimanere fino alla morte nel 1923 presidente della Football Association (interpretato da Edward Holcroft); due squadre, il Blackburn Rovers e l’Old Etonians; e due mondi, gli operai del Lancashire e i gentlemen di Londra. E’ su questi dualismi che nell’Inghilterra di fine ‘800 si sviluppa “The english game”, la serie originale Netflix sulla nascita del calcio disponibile dal 20 marzo 2020. Sei episodi scritti da Julian Fellowes, creatore di Downton Abbey. Ottima la fotografia, la scenografia e i costumi. Il soggetto è basato su una storia vera.

Una storia in cui il calcio – inizialmente il gioco dell’elite che ne ha scritto le regole organizzando la Fa Cup – entra a far parte dei sogni anche della classe operaia. Ma per farlo deve lasciar spazio al professionismo. Un racconto della lotta di classe del tempo. Un’Inghilterra affascinante, con le sue divise primordiali, i suoi prati verdi, il suo fair play, i suoi club, le sue ville, i suoi tavoli da biliardo e la sua eleganza. Ma anche un’Inghilterra povera, fatta di disuguaglianze, discriminazioni, amori impossibili, pub affollati, prime organizzazioni sindacali, padri ingombranti, ragazze madri, bambini orfani e tanta povertà. Ma sul rettangolo di gioco undici contro undici. E tutti a correre dietro al pallone.

Un tuffo al cuore soprattutto per gli amanti del calcio di una volta. E in particolare per gli amanti del calcio inglese. Le maglie di cotone spesso che pizzicano sulla pelle, a righe o a tinta unita. Spettacolari quelle celesti e granata di Blackburn e Old Etonians. Lo stemma dei Rovers cucito a mano e i primi colletti del Darwen. I pantaloni lunghi o sotto il ginocchio, a volte tenuti dalle bretelle. Scarpini più simili a scarponi. L’Oval di Londra, il Wembley di allora, che ora ospita il cricket. Le prime tribune in legno, come le porte rigorosamente con pali quadrati e senza reti. Peccato che di calcio, alla fine, non se ne veda poi così tanto. Ma vale la pena aspettare la sesta e ultima puntata per godersi la finale di Fa Cup.

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