Cairo si lamenta per i 20 mln dei diritti tv; Bulbarelli ha problemi con i “gregari” e Freccero misteriosamente tace...

“Per raccontarvi questa storia ci prepariamo mesi prima, ci alziamo all’alba, percorriamo le strade, respiriamo la polvere, ci alziamo in cielo, voliamo oltre le montagne. Per raccontarvi quest’impresa attraversiamo l’Italia intera con il sole e con la pioggia, migliaia di chilometri”. Sono le parole del promo con cui la Rai – che per l’occasione schiera tre elicotteri, cinque moto, 21 telecamere dedicate e un team composto da centinaia di lavoratori – si prepara a raccontare, a partire dall’11 maggio e fino al 2 giugno su RaiSportHd e su Rai2, la 102esima edizione del Giro d’Italia. Ben 178 ciclisti divisi in 22 squadre – tra cui Tom Dumoulin, Vincenzo Nibali, Egan Bernal, Alejandro Valverde, Mikel Landa, Simon Yates, Miguel Angel Lopez e Primoz Roglic – si contenderanno le 21 tappe (tutte italiane) della corsa Rosa. Partenza a Bologna, arrivo a Verona, con 900 testate accreditate, 10 milioni di appassionati sulle strade, 800 milioni di telespettatori nel mondo, 198 Paesi collegati, oltre 300 ore di palinsesto e quasi 200 ore di diretta. Il tutto in tv, in radio, sul web e con iniziative speciali sui social. E senza dimenticare di raccontare il Paese (con Rai Cultura), di ricordare i grandi del ciclismo (Fausto Coppi, Marco Pantani e Gino Bartali) e di celebrare i grandi della nostra storia (Leonardo da Vinci, Gioacchino Rossini e Indro Montanelli).

IL BIGLIETTO DA VISITA DI SALINI – “La Rai e il Giro d’Italia fanno parte della memoria del Paese. È uno dei nostri biglietti da visita più prestigiosi – ha spiegato l’ad Rai Fabrizio Salini nella conferenza stampa in Viale Mazzini -. L’anno scorso grandi risultati e quest’anno sono certo miglioreremo il dato”.

IL RAMMARICO DI CAIRO – Un biglietto da visita che il patron Rcs, Urbano Cairo, avrebbe fatto pagare di più (36 milioni) al servizio pubblico. I diritti tv in chiaro della competizione (con l’aggiunta del Giro di Lombardia e della Milano Sanremo) sarebbero costati invece circa 20 milioni di euro (qualcuno dice un pochino di più) per il biennio 2019-2020. Viale Mazzini ha pagato 25 milioni i diritti tv del biennio 2017-18. Il biennio 2015-16 era costato in totale 16 milioni. “Perché – si è chiesto scherzando Cairo – l’hanno pagato così poco. Bravissimo Pier Francesco Forleo (direttore diritti tv Rai, ndr), negoziatore incredibile, mi ha fatto andare in analisi Paolo Bellino (ad di Rcs, ndr). Sono contento di aver rinnovato la partnership che dura da 66 anni. È un grande spettacolo nazionale, popolare, grande sfilata di popolo lungo tutte le tappe, uno spettacolo incredibile”. Eppure qualche perplessità dai piani alti Rcs sull’organizzazione di quest’anno starebbe trapelando…

LA RIVOLUZIONE DI BULBARELLI – Il direttore Rai Sport, Auro Bulbarelli, che il primo Giro d’Italia l’ha seguito da collaboratore della Gazzetta dello Sport nel 1989, ha assicurato che la sua squadra “non staccherà mai la spina. Cominceremo mezz’ora, a volte un’ora, prima della tappa e arriveremo un’ora dopo con ‘Il processo alla tappa”. Il tutto su Rai2 con Freccero (stranamente rimasto in silenzio durante la presentazione, ndr) “che ha detto il ciclismo me lo prendo io”. “La telecronaca sarà di Andrea De Luca – ha annunciato Bulbarelli – con Alessandro Petacchi al suo fianco e una terza voce, uno dei più grandi scrittori, Fabio Genovesi. Dalle moto, invece, Francesco Pancani e Marco Saligari”. E infine “un nuovo conduttore al ‘Processo alla tappa’: con grande piacere il sì di Marco Franzelli, che si occupava di ciclismo negli anni 80’, ha deciso di mettersi in gioco, lo ringrazio”.

LA RIVOLTA DEI GREGARI – Eppure a loSpecialista.tv non risulta che Franzelli – che ha rifiutato la poltrona di vicedirettore di RaiSport – abbia manifestato tutta questa gioa per l’incarico. E qualche mugugno ci sarebbe anche dalle parti di Freccero (sembra abbia sbottato stamane all’annuncio di Franzelli alla guida de “Il processo alla tappa”). Non fila tutto liscio, poi, anche dalle parti del vicedirettore di RaiSport Alessandra De Stefano: sembra che proprio in queste ore abbia rinunciato a seguire il Giro d’Italia. Per non parlare di Pancani, costretto a lasciare il microfono per salire sulle moto. Mugugno finale per Silvio Martinello, messo alla porta da Bulbarelli e recuperato in extremis da Radio Rai. “Beirut” non si smentisce mai…

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