Tre ipotesi per l’Agcom: rinnovo, proroga o vacatio

- Roma
Il presidente dell'Agcom, Angelo Marcello Cardani.

Intanto il presidente Angelo Maria Cardani è costretto a lavorare da remoto in zona rossa.

Il 31 marzo 2020 termina la seconda proroga del mandato (scaduto l’11 luglio del 2109) dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. E sul rinnovo pesano sia la difficoltà politica di trovare un accordo sui nuovi commissari, sia la scarsa operatività delle Camere (che si riuniscono solo il mercoledì) a causa dell’emergenza coronavirus. Un’emergenza della quale sta facendo le spese anche il presidente Agcom, Angelo Marcello Cardani, che si trova a Milano e dovrà lavorare da remoto. Al momento sono tre le ipotesi accreditate: 1) Una nuova proroga che scavalchi il 31 marzo 2020 per garantire la continuità delle funzioni dell’Autorità in vista di tempi migliori; 2) Il rinnovo dei vertici entro il 31 marzo 2020 approfittando delle finestre parlamentari del 18 marzo (data in cui al momento è calendarizzato il voto per il rinnovo dell’Agcom) e del 25 marzo: 3) La vacatio dell’organo, e non sarebbe la prima volta. Ipotesi che considerando i numerosi dossier sul tavolo di Via Isonzo, sarebbe meglio evitare…

IL DUBBIO DI NICITA –
Nel caso di ulteriore proroga – a quanto apprende Lo Specialista – il consigliere Antonio Nicita potrebbe decidere, per senso di responsabilità nei confronti dell’istituzione, di congelare le proprie dimissioni delle quali il consiglio dell’Agcom dovrebbe prendere atto nella seduta del 16 marzo prossimo. Un’Agcom che già deve fare a meno, invece, dei servizi del commissario Antonio Martusciello che si è dimesso a febbraio scorso. Anche se, va precisato, l’operatività dell’Agcom non sarebbe compromessa anche con soli tre commissari.

CERCASI ACCORDO POLITICO – Se invece il Parlamento dovesse decidere di procedere al rinnovo, quattro membri li indicheranno la Camera e il Senato (ciascun senatore e ciascun deputato esprime il voto indicando due nominativi, uno per la commissione per le infrastrutture e le reti, l’altro per la commissione per i servizi e i prodotti), mentre il presidente viene indicato dal premier, sentito il ministro dello Sviluppo economico, e dopo il voto (altro problema) con una maggioranza dei due terzi delle commissioni competenti.

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