L’attore romano dà voce agli inediti dell’artista in un progetto teatrale voluto, scritto e diretto da Stefano Veneruso, nipote del cineasta partenopeo.

“Pare proprio ‘n attore”, gli dicevano le sorelle, parte importante di quella numerosa famiglia di San Giorgio a Creamano a cui lui tornava sempre per attingere nuova linfa alla sua carriera di teatrante e di cineasta alimentata, caratterizzata e resa unica dalla sua ricca umanità. Un uomo che ha fatto della sua vita una poesia. Ed oggi lo ricordano proprio così una mostra ed uno spettacolo intitolati “Troisi poeta Massimo” al Teatro dei Dioscuri in Roma, due eventi ad ingresso gratuito che vogliono essere un regalo al suo pubblico, anche quello giovane che ha imparato a consocerlo attraverso i suoi film e i suoi sketch tv. Tra questi ultimi c’è Matteo Nicoletta. Aveva solo 10 anni quando Troisi se n’è andato, ed infatti “Il Postino”, l’ultimo film di Troisi, è quello a cui è più legato. È lui che si fa voce degli inediti di Troisi che il nipote Stefano Veneruso, figlio della sorella Annamaria, ha voluto proporre in questa mostra (aperta fino al 30 giugno) e nello spettacolo in scena fino al 28 aprile (ore 21; solo il 21 e il 25 alle 18.30) con accompagnamento musicale di Alessandra Guidotti (voce), Alessandra Tumolillo (voce e chitarra), Oscar Cherici (contrabbasso), Matteo Cona (chitarra) e Stefano Napoli (contrabbasso), che eseguiranno canzoni di Pino Daniele ed alcuni brani inediti di Troisi. “C’è stato un lavoro di ricerca da parte di Stefano, complesso e molto interessante – racconta a loSpecialista.tv Matteo Nicoletta -. Ha raccolto tanti inediti tra interviste, canzoni e poesie tracciando un percorso di come Massimo Troisi vede la vita, i rapporti che aveva con i compagni della Smorfia Lello Arena ed Enzo Decaro, la sua ospitata a Sanremo, i genitori, la famiglia…”.

Matteo Nicoletta, romano, in punta di piedi si avvicina al mondo di Massimo Troisi, restituendo quel candore proprio di quell’animo che diceva “io penso in napoletano, sogno in napoletano, mi riesce facilissimo”. Riesce facilissimo anche a Matteo Nicoletta portare in scena questa testimonianza dell’uomo più che dell’artista?
“Questo spettacolo puoi farlo solo in due momenti della carriera, o all’inizio come nel mio caso o alla fine tipo Gigi Proietti, perché sono due fasi della carriera dove tu ti puoi esporre: nel primo caso perché hai poco da perdere, nel secondo perché hai la licenza per farlo. A proteggermi in scena saranno proprio le parole di Massimo, perché alla fine io sono un ambasciatore delle sue espressioni e dei suoi motti”.

Cos’è scattato tra te e Stefano Veneruso che ti ha affidato questo ruolo così importante?
“Tenendo conto anche che non sono di Napoli, per me vincere questo provino è stata una gioia immensa. Stefano ha incontrato tanti attori per questo ruolo e, scegliendomi, mi ha detto: ‘Tu mi hai colpito perché hai cuore come Massimo’, forse oltre al mio modo di pensare lo ha convinto anche il mio modo di recitare…”

E non gli si può dare torto, visto quel parlare fatto di interpunzioni naturali che hanno in comune. Ma c’è dell’altro…
“Da quando è uscito ‘Il Postino’, uno dei miei film preferiti, Massimo ha esercitato grande fascino su di me, io mi sentivo vicino a questo attore e Stefano al provino ha colto questa mia vicinanza al mondo di Massimo Troisi”.

Lo spettacolo debutta ora a Roma, e poi?
“Spero vada ovunque”.

Il momento che più ti emoziona?
“Quando parla della madre scomparsa, lo fa con grande dignità. E poi anche il momento in cui parla di Anna Pavignano che è stata la sua fidanzata più importante, quella con la quale il rapporto è durato più a lungo”.

La frase di Troisi che più ti sta a cuore?
“Quella del film ‘Non ci resta che piangere’ quando con Roberto Beningni scrivono la lettera a Girolamo Savonarola: ‘la testa mia sotto i tuoi piedi e se vuoi puoi anche muoverti’: Troisi ha questo modo tutto suo di raccontare delle storie…”.

E del suo essere?
“Il fatto che diceva sempre di essere pigro, poi però durante lo spettacolo ti rendi conto che lui era tutt’altro che pigro: ha lasciato talmente tante cose ed aveva tutto ben chiaro che durante lo spettacolo ti rendi conto che era un vulcano, altro che pigrizia! La cosa che mi piace di più di lui è, inoltre, il suo punto di vista originale: noi possiamo raccontare milioni di cose, anche l’amore che è stato raccontato in milioni di modi, ma se uno ha un suo punto di vista che è originale arriva sempre al cuore come Troisi”.

Un cuore ad orologeria quello di Troisi, un cuore che stanco e malato si è fermato prematuramente ma che lo spettacolo con Matteo Nicoletta mette in evidenza in tutta la sua bellezza.
“È un viaggio introspettivo ricco di scoperte che mi emoziona tutte le volte. In più, durante le prove scrivevamo sulla scrivania che usava Massimo Troisi con dietro la bicicletta de ‘Il Postino’, ed ho toccato dei bigliettini scritti di mano sua: è una roba assurda. I primi giorni che sono andato là era un pianto continuo perché ogni volta mi si rinnovava l’emozione”.

Alla prima sono attesi molti compagni di viaggio di Troisi?
“Non me lo dire… In platea so che saranno in tanti, amici e confidenti oltre che colleghi, e non solo il giorno della prima… Certe volte io dico a Stefano di non dirmi chi c’è altrimenti io neanche salgo sul palco! Un giorno alle prove è venuto uno dei fratelli di Stefano ed io già stavo male perché comunque quando vai a toccare delle corde così intime di un personaggio importante, mi sembra quasi di essere invadente. Però siamo riusciti a trovare un modo di raccontarlo in maniera onesta, spero che questo arrivi”.