Utilizzo dei social in Rai: il “caso” Sanfilippo non è chiuso

- Roma
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Il caporedattore del Giornale Radio, sospeso per sette giorni dal lavoro e dalla retribuzione, porta l’Azienda in Tribunale. E anche in cda c’è chi chiede spiegazioni a Salini.

Per l’approvazione definitiva da parte del cda Rai della nuova policy sull’utilizzo dei social network da parte dei dipendenti e collaboratori Rai bisognerà attendere ancora qualche settimana: il testo, infatti, non solo sarà limato (e ammorbidito) sulla base di emendamenti emersi in Sala Orsello; ma anche i sindacati avranno voce in capitolo sul nuovo allegato al codice etico. Nel frattempo il settimo piano dovrà guardare con molta attenzione agli sviluppi del “caso” di Maurizio Fabio Sanfilippo, caporedattore del Giornale Radio sospeso con lettera dell’11 novembre 2019 dell’ad Fabrizio Salini per una settimana dal lavoro e dalla retribuzione per un post contro il leader della Lega Matteo Salvini definito dall’Azienda a “carattere diffamatorio”.

Martedì 14 gennaio 2020 – a quanto apprende Lo Specialista – si terrà presso il tribunale di Roma la prima udienza della causa intentata dallo stesso Sanfilippo nei confronti dei vertici Rai. Assistito dall’avvocato Vincenzo Iacovino, il caporedattore del Giornale Radio definisce “strumentale e illegittimo” il procedimento nei suoi confronti. Frutto di una “volontà punitiva già precostituita”.

Ma non finisce qui. Anche i consiglieri Rai Riccardo Laganà e Rita Borioni vogliono vederci chiaro. E con una missiva del 13 dicembre 2019 hanno chiesto a tutto il vertice dell’azienda di poter “accertare il rispetto rigoroso delle procedure aziendali in materia di applicazione di misure disciplinari”. In particolare i due consiglieri vogliono sapere “quali siano le specifiche disposizioni del Codice Etico Rai che si assumono violate non potendo sempre evocarsi una generica e indefinita violazione dello stesso; se in considerazione della asserita violazione dello stesso sia stata interpellata anche la Commissione stabile per il Codice Etico; se vi sia stata assistenza di un legale esterno per conto Rai anche per la contestazione disciplinare; se sia stato avviato anche un procedimento disciplinare da parte del competente Ordine dei giornalisti; se è stato consultato il direttore di Testata prima dell’applicazione della sanzione così come prevederebbe un accordo con l’Usigrai; se constano altri post di giornalisti Rai che in ipotesi avrebbero arrecato danno di immagine all’Azienda e iniziative se del caso assunte nei loro riguardi”. Il caso “Sanfilippo” insomma non è chiuso. Mancano all’appello molte risposte da dare in tribunale e in cda. E gli sviluppi – c’è da scommetterci – non mancheranno di condizionare anche la nuova policy sull’utilizzo dei social network da parte dei dipendenti e collaboratori Rai. Chiamasi giurisprudenza…

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