Vittoria di Pirro per Rai1 con la cerimonia dei David di Donatello

- Roma

Si aggiudica la prima serata non raggiungendo neanche i 3 milioni di telespettatori. Gabriele Muccino: “Senza gli spettatori il cinema non esiste”. Stesso discorso per la tv?

“Complimenti ai vincitori dei David di Donatello e al Presidente Piera Detassis che ieri sera hanno anche vinto la serata tv! W il cinema!”, il cineasta Ricky Tognazzi così twitta sull’esito della serata di Rai1 che ha sfiorato i tre milioni di telespettatori (precisamente, ne ha realizzati 2 milioni 975 mila) e il 15% di share con la cerimonia di premiazione della 64ª edizione dei Premi David di Donatello, condotta da Carlo Conti, che ha visto la partecipazione di grandi ospiti italiani ed internazionali – tra tutti, Tim Burton che ha ricevuto dalla mani di Roberto Benigni il Premio alla carriera -, aggiudicandosi la prima serata. Fu “vera gloria”? Non è che è una cosiddetta “vittoria di Pirro”? Non raggiungere neanche i 3 milioni per il prime time dell’ammiraglia Rai non è troppo poco? L’anno scorso lo share fu un po’ in meno e l’audience un po’ di più, nello specifico 3 milioni 12 mila telespettatori e il 14,3% di share. Vero è che il 21 marzo 2018 Rai1 fu sconfitta sul campo da Canale5, anche se di un soffio: il film “Tutte le strade portano a Roma”, con Raoul Bova e Sarah Jessica Parker, registrò 3 milioni 105 mila telespettatori e il 13,27% di share. Quest’anno l’ammiraglia Mediaset trasmetteva una nuova puntata del “Live – Non è la D’Urso” che è andato sotto di un milione di telespettatori rispetto al film del 2018, realizzando 2 milioni 140 mila telespettatori totali (in particolare, nella fascia di prime time, il programma ha raccolto 2 milioni 859 mila telespettatori) e il 13,2% di share, nonostante @carmelitadurso avesse affilato le unghie: ha sfoderato l’annuncio degli opinionisti del “Grande fratello” – Iva Zanicchi e Cristiano Malgioglio -, l’arrivo di un nuovo nipotino di Diego Maradona e, soprattutto, una battaglia per i diritti civili, affrontando il tema delle unioni gay, che questa mattina scaldava anche la piazza di “Agorà” su Rai3.

E la terza rete, appunto, che ha fatto ieri sera? Il pubblico di Federica Sciarelli è rimasto fedele a “Chi l’ha visto”, seguito da 2 milioni 157 mila telespettatori, siglando il 10,4% di share. E in questa triade – Rai1, Canale5, Rai3 -, spunta lo “scippo” di Carlo Freccero a Teresa De Santis: l’ultimo appuntamento con la serie tv “The Good Doctor” è stato visto da 2 milioni 737 mila telespettatori, con l’11,4% di share. Così se Rai1 porta a casa un risultato non soddisfacente per la sua prima serata, si rifà sul fronte dell’essere servizio pubblico dando spazio all’espressione migliore del cinema italiano. Importanti i nove David di Donatello (tra i quali gli ambiti miglior film e miglior regia) a “Dogman” di Matteo Garrone: è un film che ha conquistato l’Europa ed è rimasto asciutto agli Oscar (senza neanche la nomination), anche se a restare digiuno ieri è stato proprio il suo protagonista, Marcello Fonte, premiato un po’ ovunque a partire da Cannes. Vero è che in questa categoria è stata premiata la grande interpretazione di Alessandro Borghi che in “Sulla mia pelle” di Netflix ha dato il volto a Stefano Cucchi a cui ha dedicato il David, bello ricordare proprio le sue parole semplici e dirette: “Questo premio è di Stefano Cucchi”.

Condividiamo l’entusiasmo di Alessandro Gassmann, ormai napoletano d’adozione, per il David come migliore attrice non protagonista: “Dare a Marina Confalone (notevole la sua interpretazione ne ‘Il vizio della speranza’ di Edoardo De Angelis, ndr) un David di Donatello, equivale a consegnare a Michelangelo un premio per il disegno”. Degna di lode anche la rivincita al cinema di Elena Sofia Ricci, tanto amata dal pubblico di Suor Angela su Rai1, che finalmente viene premiata pure per l’interpretazione in un film importante come “Loro” di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi, che resta però quasi asciutto e invisibile durante la cerimonia (solo due statuette, migliore attrice protagonista e miglior acconciatore).

“Vivremo insieme le nomination, anzi diciamola all’italiana, le candidature”, ha detto il cerimoniere Conti, di solito re Mida degli ascolti su Rai1, presentando la prima edizione dell’era gialloverde dei David di Donatello, la cui serata si è aperta nel segno dell’omaggio a Monica Vitti, ma che non ha convinto il pubblico generalista. Anche se erano presenti i protagonisti di un cinema italiano, che il conduttore ha presentato come gli artefici di “film che resteranno nel tempo”, tutti loro rappresentano comunque, come ha scritto Giuseppe Candela de Il Fatto Quotidiano, “la nicchia, la puzza sotto al naso del cinema italiano” e come tale “entusiasma poco il pubblico generalista”. Quel pubblico ama cineasti come Gabriele Muccino che ha vinto, appunto, il “Premio del Pubblico”, assegnato per la prima volta e che è andato al film “A casa tutti bene”, che ha raccolto più spettatori tra i film italiani, un riconoscimento di cui il regista ha affermato: “Da oggi sarà il più ambito di tutti”. “1.400.000 volte grazie a tutti coloro che si sono fidati di #ACasaTuttiBene e sono andati a vederlo al cinema – twitta oggi Muccino -. Il cinema è fatto per gli spettatori. Senza gli spettatori il cinema non esiste. Evviva il cinema, evviva soprattutto il talento, unica vera guida. @PremiDavid”.