Il presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai, Alberto Barachini (FI).

Il presidente della Vigilanza Barachini propone “confronti elettorali dei rappresentanti nazionali di lista”. Paragone e Di Nicola lo stoppano. Ma la Lega apre a patto che siano i partiti a decidere chi mandare.

La Rai scalda i motori in vista delle prossime elezioni Europee del 26 maggio. Ma la corsa della campagna elettorale dovrà rispettare (sia nell’informazione sia nelle comunicazione) le regole della par con condicio sulla quale si sta arrovellando in questi giorni la commissione di Vigilanza. La novità più ghiotta (contenuta nella delibera a firma del presidente Alberto Barachini) è l’introduzione – oltre alle tribune elettorali, i messaggi autogestiti e le interviste – di “Confronti elettorali dei rappresentanti nazionali di lista”. Confronti all’americana tra i leader (si spera) organizzati per sorteggio da Rai Parlamento e da trasmettere (di norma in diretta) in prima serata su Rai2 o Rai3 nelle ultime due settimane precedenti il voto. Trasmissioni di 30 minuti ciascuna che andrebbero a sostituire le vecchie conferenze stampa. Quella roba dallo share rasoterra che lo scorso anno su Rai2 in sei prime serate prima del voto per le politiche ha collezionato una media share dell’1,64% e una media audience di 431.000 spettatori. Una vera e propria tegola (condita dal divieto di promo) per il palinsesto primaverile che cadrebbe in testa a Carlo Freccero o a Stefano Coletta.

Ieri sera se n’è parlato a San Macuto e Barachini ha spiegato che questa “formula rinnovata” darebbe la “possibilità ai cittadini di formare la loro opinione attraverso il confronto e il contraddittorio tra i candidati”. “La partecipazione di più rappresentanti nazionali di lista – ha aggiunto l’espoente azzurro ricordando anche il richiamo al contraddittorio giunto dall’AgCom – può rendere maggiormente dinamica ed efficace la comunicazione politica, nella logica di un contraddittorio autentico”. Barachini, però, nel definire le vecchie conferenze stampa “poco efficaci e con ascolti deludenti” ha incassato il sostegno del Pd ma non ha fatto i conti con il “codice Rocco”. Quelle norme non scritte, ma già vigenti in Rai (e non solo), ideate (o riadattate dall’epopea berlusconiana e renziana) dal guru del Movimento 5 Stelle Rocco Casalino, nonché portavoce del premier.

Valerio Staffelli di “Striscia la notizia” consegna il tapiro d’oro a Rocco Casalino.

Si racconta che sia lui a decidere quale parlamentare grillino deve andare tv, come si deve vestire, se ha bisogno di un corso di dizione o di uno sbiancamento dentale o di fare un pochino di dieta. E che sia sempre lui a trattare con l’anchorman di turno sul “cast”, la “scenografia” e la “sceneggiatura” del talk che dovrà ospitare il pentastellato. E di solito il “metodo Casalino” prevede il soliloquio: non graditi altri politici e altri giornalisti in studio. Al massimo, se gli altri politici in studio sono proprio necessari, l’esponente del M5S interviene in collegamento e niente “pollaio”. Non a caso le perplessità sulla proposta di Barachini ieri sera sono giunte tutte dai banchi del M5S. Il senatore Gianluigi Paragone ha detto che “si entrerebbe all’interno di scelte editoriali che devono rimanere nella disponibilità della Rai”. A dargli man forte il senatore Primo Di Nicola: “La Commissione deve limitarsi ad esercitare una funzione di indirizzo e non intromettersi nella gestione di spazi che devono essere lasciati nella titolarità dei giornalisti”. Entro venerdì 28 marzo (alle ore 12) la presentazione degli emendamenti alla risoluzione di Barachini. Martedì 2 aprile il voto. Dietro l’angolo – considerando che i voti della Lega potrebbero essere decisivi a San Macuto – un altro banco di prova per il governo giallo-verde. E a giudicare dalla posizione del Carroccio (bene a patto che siano i partiti a decidere chi mandare) dietro l’angolo c’è l’ennesimo “graffio” di Salvini a Di Maio.

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