Le edicole chiudono, ecco un perché

- Roma
Marzia Titone, ormai ex edicolante di Torino. Foto di Davide Greco

Mario Calabresi ci racconta su Facebook la triste storia di Marzia. Sei motivi dietro la crisi dei giornalai.

Nel 2001 le edicole in Italia erano più di 36 mila. Alla fine del 2018 quel numero era sceso a 15.000. Significa che in 18 anni sono scomparse dalle nostre città ben 21 mila edicole. Siamo passati da un’edicola ogni 1.550 abitanti a una ogni 4.000 residenti. In un post su Facebook, l’ex direttore de la Repubblica, Mario Calabresi, racconta la storia di Marzia Titone, edicolante di Torino che ha chiuso la sua attività comprata nel 2008 con un investimento di 200 mila euro (per la licenza), condito da sogni e speranze. “Una storia – spiega Calabresi – che si ripete ogni giorno in Italia, in silenzio, lontano dai riflettori”. Marzia elenca i motivi di questa strage delle edicole, e va oltre il solito “le notizie si possono leggere gratis in rete, è vero ma non basta. Dal banco del mio negozio ho visto che tutto è un po’ più complesso e che i motivi sono tanti. Proverò ad elencarteli. 
1) la gente legge di meno.
2) ha meno soldi da spendere, la crisi ha limitato il potere d’acquisto, anche chi non ha smesso però ha ridotto.
3) la gente è stanca della politica e il disinteresse è nemico dei giornali.
4) c’è stata una campagna, penso alla propaganda del Movimento 5 Stelle, contro giornali e giornalisti con lo slogan che tutto quello che si legge è falso. Credo abbia lasciato il segno.
5) Quello che ha fatto perdere tante vendite è stato il calo della qualità. Troppa sciatteria, troppi errori, troppi refusi. Che suicidio mandare a casa i correttori di bozze, che suicidio inseguire il sensazionalismo”.

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